Il contratto non scade, ma l’evento sì

Di Pianta Mauro
19 Ottobre 2006

Le Olimpiadi invernali di Torino 2006 sono state un successo, d’accordo, ma non sono eterne. Come tutti gli eventi del genere, infatti, si svolgono ogni quattro anni. I prossimi, per dire, toccheranno a Vancouver, in Canada, nel 2010. Perché mai allora il Toroc, il comitato organizzatore dei Giochi “made in Turin”, ha assunto, all’inizio dell’avventura olimpica, 400 dipendenti a tempo indeterminato salvo poi essere costretto a licenziarli una volta calato il sipario?
Forse al professor Valentino Castellani, già prodiano sindaco del capoluogo piemontese e presidente del Comitato, dava fastidio che l’evento fosse a “tempo determinato” e sognava così di ingaggiare un corpo a corpo sul ghiaccio contro la legge Biagi? Chissà.
Intanto, però, un fatto è certo: il Toroc rischia di essere sommerso dalle cause di lavoro da parte di persone assunte con contratti senza scadenza. Un problema ammesso dall’attuale direttore generale del Toroc, Cesare Vaciago, davanti alla competente commissione del Comune. I ricorrenti sostengono – e chi non lo farebbe con un contratto di quel tipo in mano – di dover essere impiegati anche nelle attività post olimpiche. La parola passa ai giudici. Chi pagherà gli eventuali risarcimenti per licenziamenti illegittimi? I resti del Toroc, ovvero un’emanazione sostanzialmente pubblica. Poi, per fortuna, ci sono leggi finanziarie capaci di “coniugare rigore ed equità”.

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