Alla deriva chi vede sionismo nei “Pirati dei Caraibi”

Di Reibman Yasha
19 Ottobre 2006

Le notizie si susseguono. Alcune non ci sorprendono più, anzi, fin dall’inizio le abbiamo percepite come delle, magari fastidiose, resistenze, degli ostinati rimasugli di inciviltà, ma non dei reali problemi. Altre invece ci fanno sperare. Nella prima categoria finisce l’elenco – proposto dal nuovo news channel iraniano Irinn – delle aziende “sioniste”. Dentro ci sarebbero un po’ tutte, da Hugo Boss a L’Oreal, da McDonald’s a Disney. Quest’ultima starebbe usando l’ultimo e spassoso episodio dei Pirati dei Caraibi come ennesimo tentativo di controllo culturale sionista del pianeta. E vai, ho sempre ammirato Johnny Depp!
Intanto il quotidiano saudita Al-Madina si sforza di dimostrare l’autenticità del falso pamphlet antisemita dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion. Secondo gruppo di notizie. In Mauritania il presidente dice di voler proseguire sulla strada delle riforme. In Egitto lo scontro continua e l’intellettuale riformista Sayyed Al-Qimni attacca i Fratelli Musulmani, ai quali – dice – non interessa l’islam, ma solo raggiungere il potere; fate loro attenzione, ribadisce, e non fidatevi del loro trasformismo di presentarsi come esponenti della società civile. In Iran, nonostante la dura repressione, la lotta per i diritti, a cominciare da quelli negati alle donne, è portata avanti con determinazione e oltre un milione di persone hanno sottoscritto una petizione. Si fanno sentire in Algeria i dissidenti berberi, che promuovono un programma per la democrazia e la laicità dello Stato.

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