I sacerdoti dell’antifascismo
Si chiama Giampaolo Pansa. Scrive da trent’anni sull’Espresso e Repubblica. è uomo di sinistra. Da sempre. Ma eccolo diventare bersaglio degli antifascisti di professione. Ecco l’infame, il traditore della Resistenza, il venduto a Berlusconi e potremmo continuare con il rosario di insulti che gli skin rossi hanno rivomitato come automi nel loro assalto all’hotel di Reggio Emilia alla prima del libro La Grande Bugia, attingendo distrattamente dagli anatemi lanciati dai vecchi funzionari Anpi, dai Bocca, dai Luzzatto, dai D’Orsi, dai Flores D’Arcais. Giorgio Bocca, tanto per dirne una delle ultime da anni Trenta e Settanta del secolo scorso, ha chiesto «il divieto di Stato per i libri di Pansa». E una legge ad hoc, «tipo quella per gli armeni in Francia», per mandare in galera i lettori del suo collega dell’Espresso.
Il fatto nuovo non è che «l’Uomo di Cuneo», come lo chiama Pansa, torni alle pulsioni della sua miglior gioventù «di fascista scaldato, razzista e antisemita». Il fatto nuovo è che i suoi ‘al rogo! al rogo!’ vengano pubblicati. E non sulla Gazzetta delle Spose del Duce del ’36, ma sulla Stampa di Torino del 18 ottobre 2006. Par di capire che tanta di quella bella intelligentsia che mena il leggendario can resistenziale per l’aia di giornali, scuole, università e feste dell’Unità, se potesse Pansa lo scorticherebbe vivo. Così come scorticherebbe per decreto la libertà di stampa, parola, pensiero.
Perbacco. Perché invece di cristallizzarlo nelle sacre pietre bolsceviche Pansa continua a farci scorrere sotto gli occhi il sangue dei fascisti vinti? Perbacco, un santone del giornalismo liberal che viene accumulando una montagna di storie che tolgono al Mito l’aureola, la purezza verginale al Sacrario, l’immacolata concezione alla Resistenza? Perbacco, metterci sotto gli occhi certe scene, non una, ma dieci, cento, mille, che si ripetono, da Porzus agli Appennini, da Reggio alla Valsesia, di fascisti, partigiani non comunisti, gente qualunque trucidata da altri partigiani, i corpi fatti sparire, mai più ritrovate neanche le ossa, per infierire non solo sulla carne viva ma anche sulla memoria dei morti e straziare così l’anima dei sopravvissuti? Perbacco, perché andare a cercare e pubblicare testimonianze circostanziate, documenti, lettere, in cui si raccontano tradimenti e imboscate tra gli stessi partigiani, patrioti mitragliati alle spalle dai compagni filosovietici, terrore di agenti dell’Nkvd infiltrati nelle bande in montagna, le sevizie, le torture, gli stupri, le bombe fatte esplodere nelle vagine di donne fasciste o supposte tali? Perbacco, e ieri uno dei padri veri e nobili dell’antifascismo, Ferruccio Parri, diede al giovane Pansa pure il primo assegno per studiare la ‘guerra civile’ senza pregiudizi e senza tessere di partito? Perbacco, e oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo difende pure? Vergogna. Dopotutto che problema c’è se dopo la sua valanga di libri, articoli, segnalazioni, Pansa non ha mai ricevuto una sola smentita fattuale? Perbacco, vuoi dire che è un problema se non ha paura degli insulti, delle minacce, delle istigazioni a farlo fuori che vengono da certi suoi illustri colleghi? è un problema se finisce che si dovrà rimettere mano ai libri di storia, se bisognerà riscriverla tutta la storia avvelenata dalla Grande Bugia? Vuoi dire che è un problema questo revisionismo che costringe a rileggere criticamente, alla luce dei fatti, non della propaganda, i decenni di agiografia dell’Anpi, degli istituti della Resistenza, di certi corsi universitari e dipartimenti di storia? Bè, sì, è un problema. Un bel problema. Lo stesso che avevano cominciato ad avere negli anni Settanta Renzo De Felice e tutti gli storici seppelliti dal manganello della vulgata resistenziale politicamente corretta.
Ps: «Fascismo rosso» l’aveva chiamato Pasolini. Questo è il nodo. Mica quei quattro maramaldi che farebbero dei libri di Pansa un solo fascio e un grande rogo. Il nodo è la Grande Bugia. Quella che impedisce alla sinistra di fuoriuscire dal menzognismo per diventare una sinistra normale, cioè riformista. In un paese normale, cioè delle riforme.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!