La Pietà dimenticata, per distrarci dall’irrilevante

Di Valenti Annalena
26 Ottobre 2006

Per chi cerca un punto di fuga che non sia un anestetico, ma che attraversi giornata e storia, per noi distratti dalle troppe cose da fare, teledipendenti da pensare che tutta la realtà è quella che ci spacciano, bisognosi di guardare in faccia, vedere, ascoltare, per ricordare. Il museo diocesano di Milano dedica una mostra a “La pietà dimenticata di Van Gogh” (6 novembre 2006 – 7 gennaio 2007) mettendo a confronto La Pietà che Van Gogh dipinse nel 1889 e quella di Delacroix, che l’artista olandese copiò, prima di una lunga serie di copie in quell’anno di malattia. E così un’opera che in molti non sapevamo neppure esistesse, surge a doloroso segno della dimenticanza dell’uomo di oggi, e, come ha detto Giuliano Ferrara al X Congresso internazionale sul Volto di Cristo (vedi Il Foglio, di sabato 21 ottobre): «Coglierlo significa individuare l’unica cosa rilevante all’interno dell’assoluta irrilevanza in cui siamo immersi molto spesso: l’assoluta irrilevanza di molte altre cose nella nostra vita quotidiana».

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