Ignoranti in buona fede
Secondo una recente ricerca demografica, i temi ambientali preoccupano quasi il 70 per cento degli italiani; però solo poco più del 3 per cento è in grado di spiegare il perché della preoccupazione. Ciò induce a qualche commento. Cominciamo col dire che le molte iniziative “spontanee” in campo ambientale, per lo più tendenti a impedire la realizzazione di una infrastruttura, di una centrale elettrica o di un termovalorizzatore, non derivano da una consapevole valutazione della situazione ambientale in essere e dai problemi che la nuova iniziativa comporterebbe: non hanno, cioè, alcun fondamento razionale. Esse derivano per lo più da uno stato emozionale non giustificato da alcuna conoscenza scientifica, anzi spesso indotto da parole d’ordine strumentali accettate acriticamente.
Tutti sanno quanti danni provochino all’interesse generale questi atteggiamenti: ne abbiamo conferma esaminando la situazione dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania. In questa regione lo stato di emergenza per lo smaltimento dei rifiuti è stato dichiarato alla fine del ’94; dopo quattro anni fu assegnata la gara per realizzare i due grandi termovalorizzatori che avrebbero garantito la soluzione del problema; e oggi, a dodici anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, e dopo che la funzione commissariale è stata esercitata da Rastrelli, da Losco, da Bassolino e dal prefetto Catenacci, le strade della regione sono ancora una volta invase dalla spazzatura, e circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti malamente pretrattati giacciono nei depositi. Nel frattempo, sono stati spesi circa 900 milioni di euro per spese burocratiche per risolvere il problema! (A quando l’intervento della Corte dei Conti?).
Il blocco alla costruzione degli impianti previsti è avvenuto per incapacità amministrative, per l’opposizione di ignoranti in buona fede, per l’intervento di camorristi che intendono seguitare a lucrare sullo smaltimento illegale; molti ignavi si sono lasciati trascinare. Appare estremamente improbabile che il nuovo commissario Bertolaso possa risolvere il problema. L’ambiente non può essere governato a colpi di ordinanza: è essenziale impostare politiche di lungo periodo e seguirle con fermezza.
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