La scuola dei pasticci bollati

Che le regole siano da rispettare è sacrosanto. Che la scuola straniera di via Ventura a Milano debba avere tutti i requisiti per aprire, è principio così banale che davvero si fatica a comprendere come ci si possa lamentare di essere obbligati a rispettare le norme. Ma, come scrisse questo settimanale dai tempi della chiusura della madrassa di via Quaranta e come da sempre sostiene sul Corriere della Sera Magdi Allam, il problema di fondo non sono le scale antincedio o l’antenna sul tetto.
A inizio settembre l’associazione Insieme ha aperto una scuola straniera, accogliendo sui banchi molti di quei bambini provenienti da via Quaranta, la ‘non scuola’ che per quindici anni li aveva sottratti all’assolvimento dell’obbligo scolastico. Poi, siccome Insieme di pasticci amministrativi ne ha combinati a bizzeffe, il prefetto Gianvalerio Lombardi ne ha ordinato la chiusura. Di lì in poi e fino a oggi, è partita la guerra delle carte bollate, con il Comune che chiede l’autorizzazione al ministero dell’Istruzione, il ministero che rimpalla alla direzione scolastica, la direzione scolastica che rimanda al Comune. A Insieme si sentono perseguitati e parlano di accanimento amministrativo, ma a torto, visto che i primi ad aver usato tutti i cavilli burocratici per forzare la mano sono proprio loro (che vuol dire scuola ‘araba’? Una scuola è ‘straniera’ se è ‘tedesca’, ‘americana’, ‘libica’. ma ‘araba’ che significa? C’è solo l’avallo del consolato egiziano, certamente un po’ poco. Inoltre, in una scuola straniera si insegna la lingua del paese d’origine, mentre via Ventura si presenta come istituto bilingue). Il problema principale non sono le scale antincendio (questione formale) ma che tipo di educazione si vuole dare a questi bambini (questione sostanziale) figli di genitori che non vogliono integrarsi in Italia. Studieranno su testi egiziani forniti dal consolato arabo. In questi manuali come si parla dello Stato di Israele? Come sono presentate le crociate? Come si parlerà della battaglia di Poitiers? Non ci sono in ballo solo questioni religiose, ma anche il banale riferimento ai princìpi della Costituzione. Ha ammesso una delle insegnanti di Insieme che «sarà un bel problema» affrontare questi e altri temi. La vicenda andava affrontata subito, già ai tempi di via Quaranta, integrando i ragazzi nelle nostre scuole. Il risultato del temporeg-giamento è che ora abbiamo creato un precedente.

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