«L’integrazione? Problema vostro». Così a Berlino gli arabi spiegano il dialogo
Lungo la strada che porta alla scuola elementare Karlsgarten nel quartiere di Neukölln, a Berlino, sono più le donne con il velo che quelle senza. Il 20 per cento dei residenti è di cultura araba. È qui che il Sindacato per l’Educazione e la Scienza qualche giorno fa ha chiamato a raccolta gli insegnanti delle scuole del quartiere. Tema dell’incontro: ‘Stress con gli alunni arabi?’. Una quarantina i docenti che hanno risposto all’appello, alla ricerca di soluzioni concrete ai problemi dell’integrazione. A questo scopo il sindacato aveva invitato le associazioni di immigrati arabi (in realtà ci si aspettava anche la presenza dei delegati dell’altro sindacato, il Multi-Kulti-Idealismus, il cui nome è già tutto un programma, ma non si è visto nessuno, evidentemente di bella retorica non ne possono più neppure loro, mediatori multiculturali per antonomasia). Appena il tavolo del moderatore viene occupato dai rappresentanti arabi il clima si surriscalda. Nabil Rashid prova a dipingere una situazione ‘sociologica’ che, anche in Germania, non aiuta la speranza tra gli arabi residenti. «D’accordo – lo incalza un insegnante irritato – ma non ci sono solo pregiudizi da parte nostra. Il fondamentalismo è realtà. Lo vediamo bene ora con il ramadan. Mi dica: cosa devo fare quando i piccoli cadono a terra durante la lezione perché sono costretti a digiunare?». «Non dovrebbero», ribatte Rashid. «Ah no? Solo questa settimana già due alunni mi hanno confessato che se rispettano il digiuno ricevono soldi dai parenti», insiste l’insegnante. La tensione cresce, i rappresentanti islamici non riescono a rispondere ai quesiti. Rashid gioca sulla difensiva, finché non cerca di uscire dall’angolo attaccando: «I tedeschi si dovranno lentamente abituare alla società che cambia. Dovranno imparare che non esiste una cultura guida. Inoltre, l’integrazione è principalmente un problema vostro». Gli insegnanti di Neukölln, a questo punto, si guardano sconcertati: «Ma anche lei dovrà conformarsi, si dovrà adeguare, no?». Il tono di voce dell’ultimo docente che interviene sale fino a farsi urlo. La situazione ormai è critica e il dibattito si conclude anzitempo. In un nulla di fatto.
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