S80, viaggio all’ombra delle tagliatelle
Prendiamo un’ammiraglia svedese, la Volvo S80 per l’occasione, scegliamola con un motore diesel di cilindrata efficace, per esempio il D5 da 185 cavalli, e cominciamo un bel giro per le pianure fertili e gastronomicamente goderecce intorno a Bologna. Partiremo dal Santuario di San Luca, al quale si può accedere anche a piedi, lungo una chilometrica scalinata coperta da un portico con 666 archi (ma sino al 1976 si potè accedere al santuario anche in funivia). Sulla discesa a curve strette, la nostra S80 ha l’agilità di una compatta: curve pennellate, una dietro l’altra, in cui le doti di tenuta della svedesona si esaltano. E giù, sino alla statale, sempre uguale: senza sussulti e senza sbavature nelle accelerazioni.
A vederla da fuori, questa S80, sembra anche più compatta della precedente, elegante nelle proporzioni e assolutamente perfetta nei particolari. Frontale in fuori rispetto ai gruppi ottici, aspetto sportiveggiante, la S80 è vettura totalmente nuova, un’auto che apre la strada alle future ammiraglie della Volvo. Spazio più che abbondante per i passeggeri, comfort in abitacolo garantito da sedili ben costruiti e da comandi ergonomici. I marteriali, di pregio, non prestano fianco a critiche di sorta. Il motore D5 è un turbodiesel dell’ultima generazione, un 2.400cc interamente progettato e costruito da Volvo che dispone di 185 cavalli con coppia massima di 400 Nm. La nostra vettura è dotata del telaio adattivo Four-C (opzionale su tutte le versioni al prezzo di 1.500 euro) che regola automaticamente l’assetto dell’auto per adeguarlo alle condizioni di guida del momento. I tre pulsanti davanti al selettore del cambio attirano le dita, che si soffermano sulla taratura Sport. Le reazioni di sterzo e assetto si fanno più precise, i tornanti in successione si affrontano con discreta andatura nonostante le dimensioni importanti della vettura.
Il silenzio regna nell’abitacolo, le reazioni ai comandi sono robuste ma non assatanate: un comportamente che abbiamo imparato ad associare alle vetture svedesi, sempre docili anche quando le potenze si fanno importanti.
San Lazzaro. Scivoliamo fra le vie trafficate della periferia bolognese, la S80 si muove veloce, piuttosto reattiva quando si pigia sull’acceleratore. Prendiamo la statale 9 per il mare. Superato il torrente Idice, subito dopo San Lazzaro di Savena giriamo per Castel dei Britti, la strada è buona e la nostra macchina la divora senza alcun problema. Prendiamo la A14, tre corsie verso Castel San Pietro Terme e ritorniamo a San Lazzaro: proprio in autostrada la S80 spunta i voti migliori. A velocità da Codice il motore sembra quasi dormire, si viaggia sul velluto indipendentemente dalle condizioni del manto stradale: i sedili sono comodissimi e contribuiscono a un comfort sopra la media.
Castel San Pietro. Torniamo sulla strada di prima, con un motivo ben preciso: toccare Mercatale, Monterenzio e girare poi a sinistra direzione Castel San Pietro. Ci facciamo indicare località Verdiano dove si arriva in un batter d’occhio, comodamente e serenamente. È l’ora di pranzo e ci aspetta la trattoria Novella: tagliatelle mitiche, le migliori dell’Emilia e anche della Romagna. Due porzioni. Quindi una puntata digestiva alle terme di Toscanella, verso Dozza e infine a Imola dove ci attende l’autodromo. Sulla pista del Santerno, il Four-C la fa da padrone, i 185 cavalli non sono sufficienti a farci provare ebbrezze da formula 1 ma bastano a farci divertire con la selezione Sport inserita e il controllo della stabilità. Ci sarebbe anche l’allarme anticollisione e l’aiuto elettronico della frenata: ma servono in autostrada, non su un circuito. Si torna a Bologna con un ultimo test: una frenata su fondo non ottimale, improvvisa, per arrestarci in un’area di sosta con decisione all’ultimo istante. La decelarazione è forte, l’asfalto è sconnesso, ma la vettura resta in linea. Elegante e disciplinata.
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