L’unico bidone che l’Inter ha mancato

Di Fred Perri
02 Novembre 2006

Antonio Cassano era un ragazzo di Bari Vecchia che giocava a pallone, un po’ di tempo fa. Aveva talento. Fece un gran gol all’Inter, una sera di dicembre del 1999. Lo voleva la Juventus e Luciano Moggi stava tramando nell’ombra, ma poi Cassano finì alla Roma (per 60 miliardi delle vecchie lire) dove Francesco Totti lo prese sotto la propria protezione. Segnò un bel numero di reti, sfasciò qualche Ferrari e qualche cassonetto dell’immondizia, litigò con Fabio Capello, del quale, però, poi disse «è come un padre per me». Infine litigò pure con Totti e, per osmosi, con tutti i tifosi giallorossi, e dovette levarsi di torno. Destinazione Madrid.
Ci arrivò grasso e, sebbene non trovasse un posto dove facessero le orecchiette alle cime di rapa come Dio comanda, si imbottì di jamon e crocchette di merluzzo, di cordero asado e di tortillas di cipolle (e rutto libero). Tornò in nazionale, ma ne venne escluso quando la medesima dovette recarsi a Roma, per non offendere Totti e i suoi sodali. Nel frattempo, sebbene il “padre” Capello fosse approdato al Real, non giocava neppure lì. Ora – è notizia dell’ultimo minuto – è stato messo fuori rosa anche dalle merengues per obesità e indisciplina. La morale di questa storia? Belin, anche Massimo Moratti, ogni tanto, ci prende. Infatti l’Inter lo scartò. Da non credere: un bidone evitato.

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