Il rinascimento fra i cumuli di immondizia. Napoli si crede machiavellica, ma è guicciardiniana
D a qualche decennio a questa parte Napoli è una città dura e violenta, è una società civile marcia e corrotta, è un’economia illegale e criminale, è una politica cieca. Tre morti ammazzati in poche ore – ma la scia di sangue si allunga all’indietro – hanno finalmente squarciato la bolla, che la cultura e la politica e l’informazione radiotelevisiva e il cinema avevano soffiato, nel disprezzo consapevole e omertoso della verità: quella della Napoli neorinascimentale. Ma secondo il governatore Bassolino e il sindaco Iervolino le responsabilità del disastro stanno “là fuori”. Ha scritto Charles Peguy: «La gente, oggi, è convinta che la morale consista nell’indignarsi contro qualcun altro». Colpa del governo! Quello di prima, dal 2001 al 2006? Quello precedente, quello di oggi? Beninteso, le condizioni di lunga durata della città non sono causate dall’attività mitopoietica della sinistra, peraltro al governo da anni in Comune, Provincia e Regione. Le cause vengono da lontano, legate ai Borboni, alla cattiva annessione Garibaldi-Cavour, all’antropologia mediterranea, al familismo amorale. Ad autorisarcimento simbolico si è creata nell’immaginario napoletano e nazionale “la napoletanità”: sindrome apparentemente innocente, fatta di furbizia benevola, di ladri gentiluomini, di illegalismo creativo, di simpatici scugnizzi e popolane dal cuore grande. Ma se le cause vengono da lontano, la fuga dalle responsabilità di chi governa Napoli e delle classi dirigenti è vicina e costituisce una delle cause fondamentali del disa-stro. Intanto, perché impedisce di vedere la realtà e di dirla. E perciò non fa battaglia per estirpare le cause. Infuriano le analisi sociologiche: la mancanza di lavoro, la povertà, il degrado sarebbero la causa suprema. Ma qual è la causa di questa causa suprema? È causa sui? No, c’è un responsabile. La classe dirigente politica della città. Numerosa – è stato calcolato un politico ogni 900 abitanti – autoreferenziale, dedita al proprio mestiere “particulare”, si crede machiavellica, ma è guicciardiniana, divisa in faide, protesa pervasivamente all’occupazione di ogni posto e di ogni prebenda. Degradata negli anni, dopo l’implosione di Dc e Pci. Gli eredi fanno i signori delle tessere. Incapaci di proporre il bene comune, ne fanno la celebrazione retorica, ma praticano il proprio, mentre il cumulo delle immondizie sale al cielo. Il rinascimento comincerà quando la politica comincerà a cambiare se stessa.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!