Trattamento di fine rivolta

«è un accordo veramente importante, è quello che la Cgil voleva!». Con queste parole il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha salutato l’accordo siglato con governo e Confindustria sulla destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) dei dipendenti privati. Dal primo gennaio 2007, entrerà in vigore la nuova normativa sulla previdenza integrativa. Dal primo gennaio prossimo scatterà il periodo di silenzio-assenso, stabilito in sei mesi, durante i quali i lavoratori delle aziende dovranno decidere la sorte del proprio Tfr. Se non esprimeranno alcuna indicazione, il loro salario differito, sinora trattenuto dalle aziende, confluirà automaticamente nei fondi integrativi gestiti dalle categorie sindacali. Se non vorranno accettare questa ipotesi, dovranno espressamente dichiararlo. In tal caso, per tutti coloro che lavorano in aziende che superano i cinquanta dipendenti, ci sarà un prelievo “forzoso” che destinerà l’intero importo (inizialmente era solo il cinquanta per cento) verso un fondo di proprietà dello Stato ma gestito dall’Inps, che teoricamente dovrebbe servire a finanziare opere pubbliche. Per tutti i dipendenti che prestano la propria manodopera presso aziende inferiori ai cinquanta dipendenti, il Tfr che non verrà destinato ai fondi integrativi rimarrà presso le casse aziendali.
Nell’accordo siglato tra le parti non esiste alcun divieto a destinare il proprio Tfr a un fondo privato, ma è del tutto evidente che il silenzio-assenso è stato opportunamente studiato per favorire i fondi sindacali. Secondo le ultime stime di governo, nel 2007 il flusso di Tfr sarà pari a circa 19 miliardi di euro; per la Banca d’Italia il flusso medio annuo sarebbe addirittura di 21 miliardi. Le cifre non lasciano dubbi sull’imponente operazione messa in campo. Nella relazione tecnica alla Finanziaria il governo stima che nel 2007 il 45-50 per cento dei lavoratori aderirà ai fondi pensione. è necessario far notare che i fondi di categoria esistono già da parecchi anni (“Previmoda” per il tessile, “Cometa” per i metalmeccanici, ecc) ma sino a oggi le adesioni sono rimaste appena al di sopra del 10 per cento.

Il silenzio? è assenso
L’intera manovra concordata da sindacati e governo si basa su un assunto determinante. Con la piena applicazione della riforma pensionistica avviata negli anni Novanta, i rendimenti della pensioni pubbliche si attesteranno attorno al 48 per cento dell’ultima retribuzione, ciò vorrà dire che i fondi integrativi diverranno indispensabili per potersi garantire una degna sopravvivenza. I sindacati, quindi, con il nuovo corso non si apprestano semplicemente a gestire una previdenza aggiuntiva, bensì una pensione complementare praticamente inevitabile. Il ruolo del sindacato, promosso a “gestore pensionistico”, assumerà sempre di più la valenza di un agente “istituzionale”, ed è per questo che Guglielmo Epifani ha potuto brindare. Il “piacere” che il governo ha concesso ai sindacati, attraverso il silenzio-assenso, è stato ovviamente pagato attraverso il prelievo forzoso, per i riluttanti dei fondi pensione, che gonfierà “virtualmente” la manovra finanziaria (si stima in circa 6 miliardi di euro la somma che verrà girata nelle casse dell’Inps).

Campagna di distribuzione di massa
I “benefit” con cui il governo Prodi ha premiato i sindacati però non finiscono qui. In Finanziaria sono stati stanziati 17 milioni di euro che saranno destinati espressamente per pubblicizzare l’operazione. Con i soldi di tutti i contribuenti si andranno a sponsorizzare i fondi pensione che gestiranno Cgil, Cisl e Uil. La confederazione di Epifani subito dopo l’accordo si è messa al lavoro. Nei luoghi di lavoro sarà davvero difficile sfuggire alla doppia morsa della propaganda militante. Oltre alla pubblicità che il governo regalerà per “decreto”, infatti, si stanno già muovendo, nelle realtà locali, le varie organizzazioni legate alla Cgil. Patronati Inca, Uffici vertenze e personale e Caff sono già stati avvertiti da tempo per una massiccia propaganda. La Cgil Lombardia, tramite il responsabile Previdenza, Giancarlo Pelucchi, ha preannunciato per le prossime settimane una campagna stampa, l’uso di radio e televisioni e la pubblicazione di volantini pieghevoli per una distribuzione di massa.
La gestione finanziaria di una quantità così ingente di denaro, come quella proveniente dal Tfr, è la sicurezza per un futuro privo di cedimenti. In pratica un’assicurazione per la vita, per Epifani & company. Paradossalmente, anche se in Italia dovesse attuarsi una “vera” rivoluzione liberale, stile quella che la Thatcher ha prodotto in Inghilterra, e il ruolo negoziale dei medesimi si dovesse ridurre sostanzialmente, il potere d’interdizione (corporativo e pregiudiziale), sarebbe comunque garantito dall’immenso potere che l’attuale riforma del Tfr garantirà alle organizzazioni sindacali. Con il metodo del silenzio-assenso e con il trasferimento forzoso presso le casse dell’Inps viene a cadere il principio basilare della autodeterminazione dei lavoratori, i quali vengono privati della possibilità di scegliere come destinare un accantonamento (il Tfr appunto) che è di loro esclusiva proprietà. Ma si sa, per un bene più grande si è disposti a rinunciare anche a libertà immediate.

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