Dai pellegrini di Tocqueville al marine di Stone. Perché l’America dice «indietro non si torna»

In Wtc, il film di Oliver Stone sulla strage dell’11 settembre, c’è un personaggio che si potrebbe dire secondario. È un marine in congedo, un ragazzone della provincia americana che guardando in tv lo sfacelo delle torri sente, dice, che Dio vuole che parta per New York; è un marine e a Manhattan oggi non può mancare. Infila la divisa e va. Sono passate poche ore. Ground zero è l’apocalisse, nel cielo di fumo. Quel pezzo d’uomo in tuta mimetica ha un’ombra inquieta negli occhi verdi e parla come un profeta, se non come un invasato. Venuto lì da lontano, solo, clandestino, perlustra le rovine attorcigliate e in fiamme, certo che là sotto qualcuno ancora c’è, vivo, e che salvarlo tocca a lui. «Marines degli Stati Uniti d’America! Se c’è qualcuno, parli!» urla, declamando la sua appartenenza quasi a indietreggiare la morte e lo sfacelo. La sua parola d’ordine è: «Non si torna mai indietro». Il 18esimo e il 19esimo tra i superstiti sepolti si salvano grazie al soldato con gli occhi di profeta.
Quell’uomo è esistito davvero, recitano i titoli di coda. Oggi è in Iraq. È evidente l’intento di Stone di trarre, dalla tragedia americana, una nuova mitologia. E però davanti a quel marine viene in mente La democrazia in America in cui Alexis De Tocqueville descrisse nell’Ottocento i costumi del Nuovo Mondo. De Tocqueville divideva i fondatori degli States quasi in due genealogie: quelli che lasciarono l’Inghilterra perché banditi, o miserabili in cerca di fortuna, e quelli invece, i Pilgrim fathers, che sognavano un mondo retto dalla loro fede puritana. Così uno storico dell’epoca raccontava lo sbarco: «Essi avevano passato il vasto oceano, ma non trovavano amici a riceverli, né abitazioni che loro offrissero un riparo; erano in pieno inverno. Intorno a loro non appariva che un deserto orrido e desolato, pieno di animali e di uomini selvaggi di cui essi ignoravano il numero e la ferocia. La terra era ghiacciata; il suolo coperto di foreste e cespugli. Dietro di loro essi non vedevano che l’immenso oceano che li separava dal mondo civile». Ma assieme alle prime fondamenta si tracciava l’atto di fondazione: «Noi che, per la gloria di Dio, per l’incremento della fede cristiana, per l’onore della nostra patria, abbiamo stabilito la prima colonia su queste rive.».
Per la gloria di Dio, per l’onore, mai disposti ad arrendersi, né a tornare indietro. «Indietro, non si torna». Il sergente di Stone non è mitologia fantastica, è ancora sangue di Pilgrim fathers. Uno che non dubita d’essere chiamato a una missione, uno certo e fiero che Dio si serva delle sue braccia. Ciò che lascia noi disincantati europei sbalorditi. Ciò che, a seconda delle inclinazioni, ci sgomenta dell’America, oppure ci entusiasma. Altri da noi, quegli eredi di uomini partiti a fondare un altro mondo. Altri da noi qui seduti al cinema, che tardiamo a alzarci, mentre le luci si accendono. Pensando a quanto siamo diversi dall’America, e dubitando d’essere un mondo troppo vecchio e impigrito, per fare fronte a nuovi conquistatori.

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