Manovre di guerra.
Tra le pieghe della Finanziaria c’è un elemento che in pochi hanno voluto considerare: la spesa militare. Il movimento pacifista che per cinque anni ha accusato Berlusconi di voler imitare Bush con l’economia delle armi, oggi sembra un po’ distratto. La Finanziaria di Prodi aumenterà la spesa per la Difesa di circa due miliardi di euro, rispetto all’ultima manovra targata Cdl. Alla faccia delle manifestazioni arcobaleno, il governo ha voluto puntualizzare che, dopo un periodo di compressioni di spesa, il complesso militare ha bisogno di «ripristinare il normale trend evolutivo di bilancio» che è stato decurtato dai 19,811 miliardi di euro del 2004 ai 17,782 del 2005. In pratica l’unico premier che è riuscito a calmierare il trend è stato proprio l’odiato Cavaliere. Oltre agli articoli che finanziano direttamente il settore Difesa, il centrosinistra ha nascosto tra i finanziamenti assegnati al ministero ‘per lo sviluppo economico’ altri denari per l’industria delle armi. È il caso del programma per la costruzione di dieci unità navali ‘Fremm’ ribattezzate dalla marina italiana ‘Rinascimento’.
Se tutto questo non dovesse bastare, si possono segnalare altre tre ‘astute’ anomalie. La prima riguarda la possibilità di vendere le caserme dismesse e incamerare il ricavato, invece che inviarlo al ministero del Tesoro come avviene nella vendita di altri immobili della pubblica amministrazione. La seconda autorizza le forze armate a non applicare il blocco al 20 per cento del turnover previsto invece per tutti gli altri ministeri. Con la terza, tramite l’articolo 188, si rende automatico il meccanismo di finanziamento (un miliardo l’anno) per le missioni militari all’estero. Un buon metodo quest’ultimo per trasferire il potere decisionale dal parlamento all’esecutivo.
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