Un paese dove la magia del Natale non è buonismo disneyano

Di Valenti Annalena
16 Novembre 2006

Se abitate vicino a Milano e volete rinnovare il presepe o abbellire l’albero di Natale, oppure volete un calendario dell’Avvento, magari di legno, con tutti i personaggi del presepe nascosti in cassettini da aggiungere di giorno in giorno fino a che nasca il Divin Bambino (comprato), o semplicemente stupirvi e far rimanere i vostri figli piccoli a bocca aperta, potete andare all’Agribrianza di Concorezzo, dove, da inizio novembre, come ogni anno, è allestito il tradizionale “Villaggio di Natale”.
Non un semplice mercato, ma un mondo natalizio magico e incantato si apre davanti ai vostri occhi. Fatto da un percorso che offre sorprese dietro ogni curva, che soddisfa ogni desiderio, angoli allestiti con alberi di Natale in rosso e oro, alberi capovolti, vera novità dell’anno, collane di caramelle finte e di pigne e cannella vere, slitte e sedie dorate, villaggi con case illuminate, e presepi con statuine da otto a sessanta centimetri, napoletani, spagnoli, toscani, cinesi. Sì, perché le magie sono fatte di lavoro, e tempo, e soldi, di fiere internazionali che iniziano a gennaio, Francoforte, Boston, Cina, di palline da pochi centesimi e Natività da centinaia di euro.
E la magia è soprattutto fatta di creatività e passione e lavoro, e dietro una statuina che raffigura tre bambini che cantano inginocchiati davanti a Gesù Bambino (comprata), c’è la creatività di un artigiano che fa lavorare un intero paese. E che sia vera magia e non quello spirito natalizio pauperistico e senza tradizioni che aleggia ultimamente, e che non riguarda né me, né quel signore che il presepe lo allestisce rappresentando la nascita e anche la morte e la resurrezione di Gesù, né quella signora tedesca che ha fatto un albero di Natale capovolto, “bianco e argento, da rimanere incantati”, lo dice con le parole più adatte quel bambino di 5 anni che dietro la prima curva di meraviglie, ruotando su se stesso, con occhi sgranati continua a ripetere senza potersi fermare: «Che bello! Che bello! Che bello!».

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