«A me m’ha rovinato il ’68». La rabbia di un “Reduce”
Il titolo del libro la dice già lunga: Reduce, come uno che torna a casa da una lunga guerra. Un sopravvissuto. Ma non è di una guerra che racconta Giovanni Lindo Ferretti – leader dei Cccp-Fedeli alla linea prima, poi dei Csi e oggi dei Pgr (Per Grazia Ricevuta!) – nel suo primo libro pubblicato in questi giorni da Mondadori (120 pp., 13 euro). «A me m’ha rovinato il ’68!» dice nella poesia che conclude il volume, «altro che “formidabili quegli anni”». È un reduce di una generazione cresciuta nell’ideologia, e in questo libro racconta un percorso di sofferenza e ricerca che l’ha portato in ogni angolo del mondo (splendida la sezione dedicata ai viaggi, cominciati negli anni Settanta a bordo di una scassata Fiat che lo porta a partecipare alla rivoluzione dei garofani a Lisbona, poi sempre più in là, dall’Algeria alla Mongolia, con una profonda inquietudine, a cercare il volto della Bellezza – «aprire gli occhi alla Bellezza» come intitola uno dei capitoli) sempre accompagnato da una presenza misteriosa e discreta. Non è un caso che queste lunghe peregrinazioni si concludano a Gerusalemme. Per poi tornare nella vecchia casa di famiglia sperduta sull’appennino toscano, dove tutto fa memoria di un Dio fatto carne: «All’essere uomo e donna resta tutto il Divino che riesce a penetrare il quotidiano».
Non si parla di musica, nel libro. Ma si lanciano accuse che creeranno scompiglio negli ambienti di sinistra di cui fino a ieri Ferretti era portavoce: «È passato il secolo ventesimo, quello veloce e breve, dal 1919 al 1989. Doveva decretare nei fatti come da idee che l’hanno prodotto l’alba della libertà, a seguire il sol dell’Avvenire, l’uomo nuovo, la nuova umanità. Eccolo: mattatoio abominevole in dimensione industriale, milioni e milioni, a decine, di uomini e donne, vecchi e bambini, ridotti a fumo cremoso, fanghiglia viscida escrementizia e putrida. Tolto il soffio divino a questo si riduce l’uomo. Macello d’ogni speranza, illusione d’umana presupponenza. Su questo costruisce chi s’affida, contro Dio, all’uomo. Nelle due dimensioni in dote alla modernità: il nazifascismo e il comunismo. Alla post modernità: lo scientismo tecnologico genetico». E allo scientismo tecnologico genetico, alla pretesa dell’uomo di farsi dio di se stesso, Ferretti dedica lunghe riflessioni, piene di quella rabbia iconoclasta che un tempo scagliava dalle sue canzoni punk. Ma con una certezza ormai incrollabile: «Gesù nacque a Betlemme (.): da che mondo è mondo, questa è la sola vera Buona Novella».
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