La lunga lista delle ingiustizie di Ankara

Di Tempi
16 Novembre 2006

«Le Autorità turche non riconoscono il Patriarcato ecumenico come personalità legale, perciò non riconoscono il diritto del Patriarcato ad essere proprietario di beni immobili. (.) Come conseguenza del mancato riconoscimento di questo fondamentale diritto, ammesso in ogni repubblica ben governata, le proprietà immobiliari del Patriarcato sono scese dalle 8 mila del 1936 alle 1.700 di oggi. Di tutte queste 1.700 il Direttorato generale delle fondazioni (cioè lo Stato turco) ne ha riconosciute solo 600 come proprietà immobiliari inalienabili delle nostre comunità». Così esordisce il memorandum trasmesso dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli al vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro e, presumibilmente, alla Santa Sede alla vigilia del viaggio di Bendetto XVI in Turchia. Il cahier des doléances è composto di dodici punti che trattano altrettanti problemi che caratterizzano i rapporti della Chiesa greco-ortodossa col governo turco, ma su tutti è dominante quello del diritto, assai problematico, della Chiesa a mantenere le sue proprietà e ad acquisirne altre. In base al capitolo del Trattato di Losanna del 1923 che regola i rapporti dello Stato turco con le minoranze religiose, a queste ultime era fatto divieto di acquisire ulteriori proprietà rispetto a quelle che allora possedevano, le quali sarebbero passate allo Stato se esse non potevano più mantenerle o non c’erano più fedeli. È successo che i cristiani greco-ortodossi sono scesi dai 300 mila di allora ai 3 mila di oggi, e questo ha comportato un processo di espropriazione degli edifici cristiani. Esso ha avuto il culmine nella nazionalizzazione dei seminari nel 1971 (in quanto istituti di studi superiori) e nella sentenza del 1974 della Corte di Cassazione che confermava che le fondazioni delle minoranze religiose (unica forma di esistenza con personalità giuridica delle religioni non musulmane) non avevano diritto ad acquistare proprietà al di là di quelle elencate nel catasto del 1936. Attualmente la legge permette alle 161 fondazioni non musulmane esistenti nel paese di acquisire diritti di proprietà inalienabili su proprietà fondiarie, ma non su tutte quelle della lista del 1936 e non sulle centinaia di immobili espropriati dallo Stato nel corso degli anni (a questo si riferisce il Patriarcato quando allude alle 600 proprietà su 1.700). Di fatto, la Chiesa greco-ortodossa da 35 anni non ha più un seminario dove formare i suoi sacerdoti e non può farne arrivare dall’estero con permessi di residenza permanente, ma solo come turisti.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.