Benedetta sia la cieca euforia
Mio caro Malacoda, diamoci dentro con l’euforia. Non c’è sentimento più propizio per predisporre i nostri assistiti all’errore. È uno stato d’animo talmente irrazionale, eppure così massicciamente diffuso, talmente facile da scatenare e nello stesso tempo così precario, che quando si manifesta non dobbiamo perdere l’occasione. Come dice il nome stesso eu (bene), phérein (sopportare), permette di sopportare bene le cose insopportabili, nel senso che fa dimenticare la realtà. Ci sono tipi di euforia talmente immotivati da produrre effetti comici e altri che sembrano avere maggior ragione d’essere, ma entrambi si prestano alla nostra opera principale: annebbiare le menti facendo svanire la realtà.
Per aiutarti a capire ti faccio due esempi. Si tratta di due vicende politiche, perché è nella politica, più ancora che nell’amore, che l’euforia dà il meglio di sé. Il primo è un caso italiano. La settimana scorsa si votava in un posto chiamato Molise, 327 mila votanti, lo 0,55 per cento della popolazione italiana. Ha vinto il centrodestra (lì si dividono ancora così, destra e sinistra) e a Roma qualcuno ha esultato: «La riscossa della Casa delle libertà parte dal Molise», «Il vero sconfitto è Romano Prodi» (quello che governa sui 59 milioni di italiani, compresi i molisani). Insomma, piccola vittoria due giorni di euforia. Poi si è votato in America, e lì hanno vinto quelli “di sinistra” (là li chiamano democratici), che hanno giustamente festeggiato, però quelli che hanno festeggiato di più, anche in questo caso, sono in Italia. Neanche dall’America fosse venuta un’inaspettata risposta al Molise. L’euforia italiana è dovuta al convincimento che, adesso “che un altro mondo è possibile” (l’invenzione di questo slogan è stata per noi provvidenziale, bisogna solo fare attenzione a quelli che dicono che in “questo” mondo è possibile vivere in un altro modo), anche gli americani si ritireranno dall’Iraq, smetteranno di produrre e portare armi, rialzeranno le tasse, non inquineranno più, si dimenticheranno del petrolio, aboliranno la pena di morte (non prima di aver eliminato tutti i neocon, ogni rivoluzione ha il suo passeggero tributo alla violenza) e torneranno buoni come quando vennero in Italia a salvare i libri dal fango dell’Arno.
Questo stato di euforia va prolungato al massimo, guai se trova ascolto chi si permette di ricordare loro che le atomiche sul Giappone le scagliò un democratico, così come fu democratico il presidente che portò l’America nella Prima guerra mondiale, che il conflitto in Vietnam lo iniziò ancora un presidente democratico e lo chiuse un repubblicano, che i piani per far fuori Castro li fece un signore di nome Kennedy, che l’abolizione della schiavitù fu opera di un presidente repubblicano, che le bombe su Belgrado senza autorizzazione dell’Onu erano firmate dal liberal Bill Clinton. Se poi qualcuno vorrà conoscere le idee su politica estera e religione di molti dei nuovi eletti democratici, beh, cerca di far sparire la rassegna stampa, non vorrei che dall’euforia i nostri passassero alla depressione. Un depresso fa molto male a se stesso, ma noi abbiamo soprattutto bisogno di gente che sappia nuocere agli altri. Ricordatelo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!