Titubanza nazionale.

Di Luigi Amicone
23 Novembre 2006
"Un po' meno", la politica di Gianfranco Fini, leader virtuale della Rosa nel pugno destro

Non avendo in mente brillanti idee per il futuro del suo partito, Gianfranco Fini ha pensato di fare la Rosa nel pugno destro. Poca ciccia, tanta cipria. C’è da capirlo: imprigionato tra la consapevolezza di non poter disperdere un bacino di voti di origine missina e il desiderio di presentarsi come leader moderno e affabilmente liberal («conservatore progressista» s’è autodefinito secondo un ossimoro berlingueriano), Fini ha deciso di giocare la sua partita lasciando la politica sull’uscio e puntando tutto sul restyling.
Dall’ammissione di aver fumato uno spinello (ma «solo una volta, in Giamaica»), ai tre “sì” sulla legge 40 (ma non all’eterologa che sarebbe troppo), fino alla proposta di introdurre un’ora di Corano a scuola (ma «solo come materia facoltativa»), il percorso di Fini vive di illuminazioni della durata di un cerino. Raccoglie l’applauso dei salotti, sgomenta qualche camerata di lungo e onorato corso, si guadagna un titolo ammicante su Repubblica e Quaderni radicali.
Non avendo in mente brillanti idee per il futuro del suo partito, il comandante Fini naviga a vista gettando l’ancora dove capita. Ma così finisce per dar l’immagine di una Forza Italia un po’ meno liberale e un po’ più scialba, di una Lega un po’ meno pittoresca e po’ più noiosa, di un’Udc un po’ meno centrista e po’ più laica. è la politica dell'”un po’ meno”, coitus interruptus solo per chi si bea di rimanere sempre in cima alla torre dei sabellifioretti. Fosse un leader e non solo un buon portavoce, Fini ci sbalordirebbe con concetti nuovi, proposte scioccanti, iperboli un po’ più accattivanti che non la metamorfosi del camerata da libro e moschetto a compasso e grembiuletto. Avesse in mente luccicanti idee per il futuro potrebbe essere il nostro Sarkozy e non una mezza Ségolène qualsiasi.

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