Dilagano fra i giovani bullismo e depressione. Urge concorso di umanità per aspiranti docenti

Di Cominelli Giovanni
23 Novembre 2006

Sta crescendo tra i nostri ragazzi il “mal di scuola”. Depressione e aggressività ne costituiscono gli effetti tipici, che si manifestano in fuga, suicidi – seconda causa di morte tra i 15 e i 24 anni – “fallimento appreso” oppure in bullismo, violenza contro persone e cose, molestie sessuali. Perché? Basta guardare la scuola in faccia, senza indulgere allo sguardo laterale su famiglia, società, mass media alla ricerca di alibi “là fuori”. Il sistema educativo nazionale si presenta ai ragazzi come una grande macchina dissipativa, piena di ore, giorni, materie, docenti, aule ed edifici-caserma, di voti ed esami fasulli. Ogni mattina dalle 8 il ragazzo si siede in un banco: entro le 13 gli passeranno davanti 3 o 4 docenti di altrettante materie, ciascuno con il proprio frammento di sapere irrelato. Nei professionali le materie sono 23, le ore settimanali 40. Nessuno ricompone il mosaico dei saperi secondo una sintesi significativa per i ragazzi, nessuno è competente per l’unità intellettuale ed emozionale dei ragazzi, nessuno cura la domanda di senso, che fiorisce in ogni essere umano dotato di ragione. La “pianta organica” sindacale non prevede questa figura di educatore. Nessuno è responsabile dello sviluppo umano dei ragazzi. I docenti hanno vinto un concorso, quando non siano precari. Ma il concorso ha accertato le conoscenze disciplinari, non le capacità didattiche e comunicative, non le competenze emozionali e affettive, non l’umanità del docente.
Quella mattina si ripete inesorabile negli anni fino a 19: i nostri ragazzi sono i più scolarizzati d’Europa. La scuola diviene, nell’ipotesi migliore, un luogo di socializzazione tra pari, faticosamente tenuto insieme dalle regole, ma non dalla partecipazione condivisa a un itinerario di senso e di costruzione dell’Io. I ragazzi respirano la frammentazione, il non senso quotidiano, la noia aggressiva e bullesca, una sessualità consumata senza ragione né affettività. Respirano a scuola, non fuori! Le cause del “mal di scuola” sono l’assetto ideologico, istituzionale, ordinamentale, amministrativo, professionale di questo enorme “apparato ideologico di Stato”, costruito non per educare persone, ma per forgiare cittadini seriali di Stato. Questo schema giacobino-hegeliano-napoleonico, che ha presieduto alla creazione dei sistemi educativi continentali, ora si sta rivolgendo contro i nostri ragazzi. Ma non è un destino necessario, è una costruzione storica, si può cambiare.

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