In attesa di Pietro
Mentre alla visita del Papa dedica critiche di basso profilo come la denuncia dei disagi che causerà al traffico di Istanbul la chiusura delle vie intorno alla nunziatura, dove Benedetto XVI soggiornerà, è sulla persona del patriarca Bartolomeo che la stampa turca lancia le sue frecce più avvelenate. L’arcivescovo di Costantinopoli è stato tra l’altro accusato dalla stampa nazionalista di aver «assalito il potere della Turchia, permettendo che l’hotel Hilton diventi una Chiesa per i giornalisti che seguiranno il Papa» e di aver estromesso la tv turca dalle riprese dell’evento a vantaggio dei canali televisivi ellenici. La prima accusa allude alla Messa quotidiana che, tutte le volte che il papa viaggia all’estero, viene celebrata per i giornalisti del seguito là dove essi alloggiano; la responsabilità di ciò non viene però attribuita al pontefice ma, curiosamente, al patriarca. La seconda tralascia il dettaglio che la visita papale in Turchia è diventata terreno di caccia delle tv straniere perché quella turca ha rinunciato all’esclusiva dell’evento. Piccoli segnali che aiutano a capire che in terra turca il patriarcato non ha vita semplice, come racconta a Tempi Bartolomeo I.
Santità, cosa Vi attendete dall’incontro con Benedetto XVI previsto da tanto tempo?
Il patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e noi personalmente ci rallegriamo tanto per l’imminente visita del Primate della Chiesa cattolica romana. Ciò avviene in risposta al nostro invito a proposito, ma anche in continuità con la tradizione di scambiarsi visite tra i vescovi dell’antica e nuova Roma. La nostra attesa si concentra in primo luogo nella comunicazione faccia a faccia con il diletto fratello in Cristo, il nuovo papa Benedetto XVI. Questi incontri costituiscono una grande benedizione. E un’occasione, certamente, per un comune esame delle questioni che preoccupano le nostre Chiese ma anche più ampiamente l’umanità.
Vostra Santità e Benedetto XVI si interessano alla questione dell’unità dei cristiani. Quali sono i più grandi ostacoli verso la strada della piena unità?
Senza dubbio ha precedenza il dovere della promozione dell’unità della Chiesa di Cristo. Esistono tanti ostacoli, che hanno accumulato la storia, gli errori umani, l’estraniarsi per secoli, talvolta anche la controversia tra Oriente e Occidente, non solo sulle questioni teologiche. Malgrado ciò, la provvidenza di Dio Santo non cessa di ricordare nei nostri cuori e nelle coscienze il dovere della preghiera incessante e dello sforzo per la restaurazione dell’unità e per la stabilità delle sante Chiese di Dio. Il dialogo teologico ufficiale, che era interrotto per il momento, è iniziato di nuovo recentemente e ciò costituisce un segno di speranza. Oltre ciò, però, si fanno sforzi su diversi livelli. E l’imminente incontro costituisce un atto culminante, che dà gioia ai cristiani che desiderano l’unità.
Benedetto XVI potrà svolgere uno speciale ruolo personale nel cammino verso la piena unità tra le Chiese cristiane?
Dalla sua sede e vista la lunga esperienza ecclesiastica e sapienza teologica, papa Benedetto XVI può certamente svolgere un ruolo decisivo verso questo indirizzo.
Tradizionalmente le relazioni tra Patriarcato ecumenico e governo turco sono difficili. Come definireste la situazione sotto l’attuale governo?
Malgrado le promesse iniziali, le difficoltà restano e purtroppo aumentano.
Quali sono le principali richieste che rivolgete alle autorità? Perché alcune di esse sistematicamente vengono respinte?
Noi non avanziamo pretese oltre ciò che abbiamo diritto. Sul perché le nostre richieste vengano respinte o trascurate, devono rispondere coloro che detengono il potere, ma anche coloro che tollerano le violazioni.
Qual è il settore della società turca con cui è possibile un fecondo dialogo culturale?
Noi sempre cerchiamo sia il dialogo interreligioso che quello interculturale e lo coltiviamo nella misura del possibile. Uomini di buona volontà esistono e rispondono. Anzi, crediamo che la nostra città avrebbe sia il diritto che i presupposti storici per diventare un permanente centro mondiale del dialogo interreligioso e interculturale. Se le autorità turche comprendessero questo, crediamo che ne sarebbe felice anche la comunità internazionale. In primo luogo per il bene della Turchia.
Secondo un sondaggio condotto dalla A&G la percentuale dei cittadini turchi nettamente a favore dell’entrata della Turchia nell’Unione Europea quest’anno è scesa al 32,2 per cento, in rapporto al corrispondente del 2005 (57,4 per cento) e del 2004 (67,5 per cento). Secondo la Vostra opinione perché c’è questo declino della coscienza della gente?
Crediamo che, tra l’altro, sia una conseguenza della non sufficiente e obiettiva informazione. Non viene affrontato il chiudersi in se stessi né la xenofobia. Né si presenta il vero volto dell’Europa.
Come è noto a tutti Vostra Santità sostiene la prospettiva europea della Turchia, su quale base?
L’allargamento dell’Unione Europea significa allargamento della democrazia e l’adozione di una prospettiva di accettazione e applicazione dei fondamentali valori e principi sui quali viene edificata l’Unione Europea. Senza un allargamento compreso in tale modo il popolo turco e insieme a lui le minoranze subiranno per un tempo ancora indeterminato le sventure odierne.
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