Il ritorno imprevisto alla Statale di Milano

Di Persico Roberto
23 Novembre 2006

Tutto è cominciato per l’intraprendenza di due studentesse curiose, Lucia e Fiammetta. Facoltà di Lettere, hanno studiato qualcosa di Testori, si sono appassionate, sono andate in caccia dei suoi spettacoli, hanno visto Erodiade a Torino: «Siamo state travolte dall’umanità irruente e irriducibile di Testori, abbiamo pensato che non si poteva non proporre ai nostri compagni». E non solo, ma all’Università tutta: «Il rettore ha concesso l’uso dell’Aula Magna e i fondi per coprire il costo dello spettacolo». Così il 28 novembre, ore 16.30, nell’Aula Magna dell’Università Statale di Milano, a due passi da quella chiesa di Santo Stefano in cui la prima di Interrogatorio a Maria segnò l’esordio del “nuovo” Testori, segnato dalla conversione, andrà in scena Erodiade.
«Lo spettacolo che segnò l’esordio di Testori nella regia» spiega Emanuele Banterle, regista dell’evento «Lui voleva che tutto trasmettesse la sua concezione del teatro, cioè l’ambizione di “sfondare la quarta parete”: abbattere il diaframma tra palcoscenico e platea, chiamare in causa gli spettatori. Per questo gli suggerii di assumerne personalmente la regia: solo lui poteva dare la scintilla che stabilisse il cortocircuito fra l’attore e il pubblico. E lui ribaltò l’immagine tradizionale della vicenda: non volle in scena la consueta testa di Giovanni Battista, ma volle che Erodiade lanciasse la sua invettiva direttamente agli spettatori, li costringesse a misurarsi con essa. E per questo volle un’attrice di grande presenza carnale, fisica, come Adriana Innocenti».
Ma perché Testori teneva tanto a questo testo? «Perché Erodiade vive lo scandalo dell’incarnazione. Lei è innamorata di Giovanni Battista, ne subisce tutto il fascino umano, ma rifiuta di riconoscere ciò che porta, che l’origine di quel fascino è il Mistero insondabile. Lei è il simbolo della religiosità antica, astratta, che rifiuta l’incarnazione. E il suo amore respinto, incapace di convertirsi, si trasforma in odio. È il dramma di ciascuno di fronte alla pretesa cristiana che la carne umana porti in sé Dio».

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