La rosa dei Tempi

Di Tempi
23 Novembre 2006

Lo spinello vidimato dal ministro Turco
Il titolare della Sanità Livia Turco ha emanato un decreto ministeriale con il quale innalza da 500 a 1.000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis, espresso in principio attivo, detenibile a uso esclusivamente personale. «Un provvedimento – ha sottolineato il ministro diessino – per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello, come sta purtroppo avvenendo ora, a seguito della legge del centrodestra».
allucinogeno Dice la Turco di essere contro la droga. Per questo ha strepitato a Domenica In contro don Gelmini che le faceva notare che con la sua posizione avvalora, di fatto, l’idea che la cannabis non faccia male. Dice il ministro che «non si può andare in carcere per uno spinello», ma i numeri dicono che con la legge Giovanardi-Fini in gattabuia ci saranno finiti in due, mentre è diminuito lo spaccio. Dice il buon senso che se il traffico intorno al parco Sempione di Milano è aumentato, non è un problema di lavori stradali.

Maria Gloria Riva, “Testimoni del Mistero”
Testimoni del Mistero (ed. San Paolo) è l’ultimo libro di Maria Gloria Riva (suora di clausura delle Adoratrici perpetue del SS. Sacramento di Monza). È un viaggio nel Vangelo di Luca attraverso le opere dei più grandi artisti di tutti i tempi. Classificare il volume come esclusivamente religioso e quindi fruibile solo da credenti è però sbagliato: si può essere digiuni d’arte e ignoranti in materia di sacre scritture, ma ritrovarsi rapiti dalla bellezza che parole e immagini riescono a suggerire.
RIVOLTO A CREDENTI E NON Testimoni del Mistero non offrirà a tutti la stessa suggestione, ma a tutti sarà in grado di parlare con lo stesso entusiasmo e la stessa passione. Attraverso le opere artistiche di Gauguin, De la Tour, Masaccio, Caravaggio, Chagall, Rembrandt, Tintoretto, suor Maria Gloria Riva riesce a rivolgersi ad ogni uomo, credente o ateo che sia. La capacità che distingue i maestri autentici dai sedicenti tali è la capacità di parlare a tutti. Non di dire a tutti la stessa cosa, ma di parlare a tutti.

L’unico presepe buono
Tra le iniziative di Natale, quest’anno Tempi ha deciso di segnalare la trovata della Rinascente di piazza Duomo a Milano. Che, come ci informa il lettore Luigi Merati, ha deciso di non vendere presepi. Gli appassionati sono dunque avvisati: alla Rinascente niente sante statutine, «per non urtare la suscettibilità dei clienti». Così ha risposto il direttore del negozio al povero Merati che, come ogni anno da trent’anni a questa parte, vi si era recato per cercare fantasiose new entry per la sua collezione personale.
È quello morto È vero, il presepe, comunque lo si guardi, sempre un po’ di parte è. In redazione, per dire, la sacra famigliola l’abbiamo bruciata insieme con l’angelo, che con quella sua spadaccia mica ci pareva favorire tanto l’integrazione. Morte al pastorello. Però. C’è un però. A casa nostra si chiama reciprocità e si può riassumere così: se noi ci impegniamo a sterminare le pecorelle di plastica di tutte le bancarelle d’Italia, voi poi farete sparire dalla Rinascente di Ramallah tutte le cinture kamikaze?

Children of Men
Londra, 2027. Sono diciannove anni che nel mondo non nascono più bambini. Le ragioni? Troppi esperimenti sulle donne, dicono. Intanto, le scuole sono convertite in centri di rieducazione mentale (perché le donne cominciano a impazzire). L’uomo si prepara all’estinzione della propria specie. Sullo sfondo, un gruppuscolo di terroristi per i diritti civili combatte contro uno Stato di polizia. Ma è ben poca cosa. Guerra o non guerra, moriremo tutti. È solo questione di tempo. E dietro di noi non lasceremo eredi.
profetico Non è un film di fantascienza, Children of Men (“I figli degli uomini”, di Alfonso Cuarón, con Clive Owen e Julianne Moore), ma un film sull’Avvento. Perché, in un mondo che non attende più nulla, preso nella morsa della disperazione, qualcosa accade. Qualcosa di non previsto dalla scienza e dai dottori. È il miracolo di una nascita davanti a cui tutto si ferma e passa in secondo piano. Persino le pallottole si fermano. Come in World Trade Center, la speranza non delude: dalle macerie, per grazia di Dio, si può risorgere.

Fabio Fazio alle prese con Padoa-Schioppa
Il 19 novembre, dopo la cantante Elisa e il comico Paolo Rossi, Fabio Fazio ha intervistato anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Che tempo che fa, per alcuni minuti, recita il ruolo di supplenza di Porta a porta e spiega agli italiani che la Finanziaria è dura ma giusta, fatta su misura per i giovani (forse perché ammazzerà parecchi pensionati) e per lo sviluppo del paese dopo un quinquennio di follia tremontian-berlusconiana. Grazie ministro di aver pensato a noi!
disidratato Che fosse un duro, uno senza timori reverenziali, lo si era capito fin dai tempi di Anima mia con Claudio Baglioni: solo lui poteva affrontare con piglio deciso interlocutori tosti come i Cugini di Campagna. I tempi passano ma lo smalto è sempre quello: domenica sera Padoa-Schioppa ha tentato di resistere ma alla fine ha dovuto cedere al fuoco di fila del conduttore, abbassare il capo e ammettere quanto era già chiaro ai telespettatori rimasti senza parole. Ovvero che con uno zerbino così la battaglia per la tutela della dignità è persa in partenza.

Nati due volte
Mercoledì 29 novembre alle 21, presso l’Auditorium della “Residenza Il Parco” di Carate Brianza (Mi), va in scena Nati Due Volte, spettacolo teatrale scaturito dalla riscrittura drammaturgica dell’omonimo romanzo di Giuseppe Pontiggia. La regia è di Giorgio Sciumé, recitano lo stesso Sciumé e Andrea Carabelli. Lo spettacolo, aperto a tutti, è promosso dal liceo Don Gnocchi nell’ambito di un percorso didattico liceale in cui il laboratorio teatrale e l’esperienza affascinante dell’imparare a recitare vanno ormai assumendo notevole rilevanza.
disarmante Tutto partì da Pontiggia e dal suo racconto disarmante di un padre che abbraccia il proprio figlio handicappato. Un figlio che inizia subito ad essere “altro” da chi l’ha generato, perché la sua diversità non fa sconti, non permette di considerarlo cosa propria. Lo spettacolo segue fedelmente questo spunto tutt’altro che secondario del testo, modulandosi su un percorso che, attraverso la resa del disabile come tempo e spazio dilatato rispetto alla normalità, porta non tanto alla comprensione del problema quanto al suo definitivo abbraccio.

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