Anche quest’anno la gente è solidale, ma un po’ meno del solito. Chissà com’è

Di Tempi
30 Novembre 2006

Ancora una volta gli italiani hanno detto il loro “crepi l’avarizia” e fatto la spesa nei supermercati per i loro concittadini più bisognosi. Bisognerebbe aggiungere: nonostante l’accidioso governo Prodi e la sottesa sua ideologia dell’invidia classista? Chissà. In effetti, per la prima volta dopo dieci anni, gli esiti della decima edizione della Giornata nazionale della colletta alimentare non sono stati proprio così eccelsi. Duecento tonnellate di derrate alimentari in più rispetto all’anno precedente. Un incremento “solo” dell’1 per cento. Ma insomma, anche se non è stata un’annata record (si pensi che l’edizione 2005 registrò un incremento del 17 per cento rispetto all’anno precedente), la colletta si conferma la tipica espressione di un popolo libero e solidale. Si chiama “carità”. E politicamente parlando “sussidiarietà”. Un fenomeno di grande ricaduta anche economica e sociale. Che dovrebbe far riflettere. Specialmente un esecutivo che si autorappresenta come difensore dei poveri e che in nome dei poveri diffonde la “superiore” civiltà del sospetto, dello Stato e della legge, nei confronti della fiducia nella libera iniziativa delle persone. Ultima nota in margine: benché secondo le ultime rilevazioni Istat (ottobre 2006) i poveri in Italia rappresentino più del 13 per cento della popolazione, da quando Berlusconi è all’opposizione non c’è più alcuna “emergenza povertà”. Un anno fa i giornali scrivevano che in Italia le famiglie non arrivavano alla fine del mese e non riuscivano a comprare il latte per i loro bambini. Oggi, nonostante i giornali siano tutti contro Prodi, dobbiamo ammettere che i miracoli esistono. In effetti, come strilla l’ultima copertina dell’Espresso, adesso “gli italiani sono i più ricchi d’Europa”.

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