Dove c’è acqua c’è vita e profitto

Di Togni Paolo
30 Novembre 2006

L’acqua è la base stessa della vita. La disponibilità di acqua per uso umano è un parametro essenziale per valutare la qualità della vita, e combinato con una valutazione della qualità delle acque di superficie e profonde contribuisce a definire lo stato dell’ambiente in un determinato territorio. Come sta l’Italia da questo punto di vista?
La disponibilità media di acqua nel nostro paese è largamente soddisfacente, dato che è di circa 100 metri cubi l’anno, 268 litri al giorno, di acqua potabile (quindi di buona qualità) pro capite; è evidente che questo dato non soddisfa i cittadini di alcune zone nelle quali la disponibilità si situa a livelli ben più bassi, come per esempio Agrigento, dove la disponibilità è ben minore. Naturalmente è importante anche la depurazione delle acque reflue, cioè usate; i dati in materia sono, nella loro contraddittorietà, confortanti. Certo, nell’Ato (Ambito territoriale ottimale) torinese viene depurato il 95 per cento delle acque reflue, e il 93 per cento nell’Ato di Ragusa, ma ci sono anche punti neri: uno per tutti, l’Ato sarnese-vesuviano che è sotto il 44 per cento. C’è quindi da lavorare non poco.
Quali sono i soggetti tenuti ad operare? Una saggia e buona legge del 1994, la legge 36/94, meglio conosciuta come legge Galli, affida la gestione dell’acqua agli Ato, ossia a delle porzioni di territorio nelle quali il servizio deve essere reso unitariamente, dalla acquisizione della disponibilità alla depurazione. Gli Ato in Italia sono 91, ma ad oggi (dopo dodici anni e mezzo dall’entrata in vigore della legge!) solo una quarantina hanno effettuato l’affidamento ad un gestore; meno di dieci hanno fatto l’affidamento rispettando le norme in vigore.
L’attività nel settore vale più di quattro miliardi di euro l’anno: c’è il sospetto che gli affidamenti illeciti costituiscano fonte di finanziamento, anch’esso illecito, per i soggetti politici affidanti. Questo spiegherebbe la decisione con la quale la sinistra, che controlla la maggioranza degli enti locali e quindi quasi tutti gli Ato, si è sempre opposta ad ogni tentativo di portare a legalità il settore. La stessa Unione Europea è intervenuta aprendo a carico dell’Italia una pesante procedura di infrazione per violazione della concorrenza, che potrebbe portare a una multa assai pesante.

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