Che colpaccio il broglio immaginario

Di Berlicche
30 Novembre 2006

Mio caro Malacoda, devo ammettere che quando decidi di divertirti alle spalle degli italiani sei veramente irresistibile. Questo colpo di genio sui brogli elettorali è semplicemente delizioso. Hanno abboccato tutti alla grande, andranno avanti per mesi. I giornali, il film, i partiti politici, la magistratura. dovresti indurre qualcuno a fare ricorso alla Corte europea, o all’Onu. Amnesty ci si ficcherà dentro senza bisogno di essere sollecitata. Sarebbe un vero successo se convincessi anche qualche vescovo a dire la sua. Non è difficile, qualcuno lo trovi di sicuro, tenta con quello che ha detto che non pagare le tasse è un peccato. In passato c’era chi si è avventurato sul valore morale del codice della strada, sull’analogia tra il comandamento che dice “non uccidere” e il precetto salutistico che impone di “non fumare”. Basta un piccolo lavoro di archivio, quando hai trovato il soggetto adatto, mandagli un giornalista. Non saprà resistere.
Ma torniamo al caso in questione, perché la metodologia che hai usato è da manuale, merita un capitolo in un saggio sulla disinformazione, titolo: “Non c’è fatto che tenga”. Riepiloghiamo. C’è un signore che ha perso le elezioni pur avendole truccate. Come? Con un programma informatico installato nel cervellone del ministero che raccoglie i dati, un software che trasformava le schede bianche in voti per il perdente e che ha funzionato fino a un passo dal traguardo, quando l’amico del perdente avrebbe capito che anche in caso di vittoria il perdente era politicamente finito, e allora gli avrebbe negato gli ultimi 24 mila voti. Il perdente ha chiesto di ricontare le schede, quelle di carta, non i dati informatici, ma dicono che non si può. Però i voti che contano sono quelli di carta, non quelli del cervellone del ministero, e facendo le somme con carta e matita dei signori della Cassazione hanno ottenuto un risultato ufficiale uguale a quello ufficioso del cervellone ministeriale. Quindi, o broglio non c’è stato o ce ne sono stati tanti e piccoli (e inutili) prima che i dati arrivassero al ministero. L’informatica non c’entra, il mitico software che tramuta il bianco in azzurro (questo è il colore del perdente) è una panzana. A questo punto ho visto vacillare il tuo piano, ma ti sei risollevato con un colpo di reni degno del migliore sofista: spiegatemi perché i dati dello spoglio che arrivavano nella notte contraddicevano sia i sondaggi sia gli exit poll, che davano il perdente sotto di due milioni di voti, proprio quei due milioni di schede bianche in meno. Era fatta! Il dato reale non combaciava con il dato virtuale, i fatti contraddicevano le opinioni, la verifica negava l’ipotesi, la visione non confermava la previsione. e questo non era possibile. Detto così, con naturalezza, su tutti i giornali, come se fosse la cosa più ovvia. Un trionfo del pregiudizio, un’apoteosi del preconcetto, cui in effetti siamo abituati da tempo, ma singolare per la sua spudoratezza incontrastata. Sia chiaro, nessuno potrà convincerci – proprio noi – che il broglio (e il controbroglio) non esista, ma argomentarlo con un presunto ragionamento e non con un dato di fatto è opera che ti rende diabolicamente onore. Insisti.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.