Undicesimo: non clonare
Rubare un pezzo della Sacra Sindone, clonarla, tirarne fuori il dna e replicare Gesù Cristo per vedere se il Nazareno compiva miracoli. A guardare il cortometraggio XI comandamento: non clonare, protagonista un gruppo di scienziati invasati dal demone dello sperimentare, c’è da restare agghiacciati. Non per la fantasia dello script, ma per i tratti di verosimiglianza con la follia contemporanea del “dimostrare tutto”. Non fosse che, da alcuni anni, si discute nelle comunità scientifiche sulla bontà della clonazione terapeutica (e non), il film sull’undicesimo comandamento, scritto e realizzato da Massimiliano Leonida Bastoni, toscano ma milanese d’adozione, sarebbe un feuiletton futurista. In fondo, a mixare cultura vera e bischerate inventando un genere, ha già pensato Dan Brown con il suo Codice da Vinci con tanto di celebrazione hollywoodiana da incassi record. Stavolta, però, è diverso. Bastoni, 38 anni, è un regista italiano agli esordi, cattolico (almeno per formazione culturale), che sulla clonazione, più che un business da sale cinematografiche, vorrebbe costruire un film denuncia. Per farlo, ci mancherebbe, è ricorso alle regole dello “show must go on”, prendendo un attore italiano conosciuto, Giorgio Biavati, protagonista della soap di Canale 5 Vivere, e facendogli vestire i panni del cardinale custode della Sindone che si batte contro gli scienziati del nulla. Ne è venuto fuori un filmetto niente male, veloce e avvincente, che ha finito con l’interessare persino le major hollywoodiane, quelle per intendersi del “final cut”. Bastoni, alla fine di dicembre, volerà a Los Angeles per incontrare una casa di produzione Usa interessata al suo progetto.
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