E ora, oltre al gas, Mosca esporta anche morti e spie

Di Reibman Yasha
07 Dicembre 2006

La Russia viene in casa nostra e ci fa male. Dal 1992, 42 giornalisti sono stati uccisi a Mosca e dintorni. Anna Politkosvskaja della Novaya Gazeta è stata ammazzata pochi giorni dopo Andrei Kozlov, vicepresidente della Banca centrale russa. La Politkosvskaja si occupava della Cecenia, Kozlov di riformare il sistema bancario. Entrambi davano fastidio a Putin. Tutto questo ci riguarda? Aleksandr Litvinenko non è stato colpito a San Pietroburgo, ma avvelenato in un sushi bar a Londra, città nella quale viveva. Si tratta di un assassinio avvenuto in casa nostra nei confronti di una persona che eravamo impegnati a proteggere. Inoltre, i sicari gli hanno rifilato del polonio, sostanza radioattiva che si può recuperare solo in laboratori governativi, ma che ora ritroviamo un po’ ovunque, lungo il Tamigi e persino sugli aerei di linea.
Assistiamo a una lesione della sovranità di un paese europeo e Nato. In più, gli accordi tra Unione europea e Russia prevedono come obiettivo primario la promozione di democrazia e diritti umani; gli assassini dei giornalisti e degli oppositori (compresi negli anni scorsi gli italiani e militanti radicali Andrea Tamburi e Antonio Russo) non vanno certo in questa direzione. Nel frattempo, la Russia vende tecnologia militare a Stati pericolosi, Iran compreso. Putin sta allora sondando le nostre reali intenzioni, sta facendo le prove generali di quali siano i limiti oltre i quali può spingersi nei nostri confronti? è una scelta saggia quella di affidarci allo zar per i nostri rifornimenti di energia?

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