La Milania che verrà
Siamo verso la fine del 1500 quando cominciano a delinearsi i primi confini di Milania. Allora viene chiamata Stato di Milano ed è ricompresa in un quadrilatero che ha come confini Domodossola, Tortona, Lugano e Cremona. Poi attraverso la città di Stendhal si arriva alla seconda metà del 1800, epoca nella quale succede uno di quei fatti che agiscono sui confini e sulle reti. Arriva l’industria e insieme all’industria la grande immigrazione; e tra il 1870 ed il 1915 cresce la Milania che costruisce grandi quartieri di accoglienza per gli immigrati. Da qui in avanti siamo nell’epoca della globalizzazione. Il locale deve fare i conti con il globale: abbiamo a che fare con il glocale.
Così negli anni tra il 1915 ed il 1950, mentre Milano comincia ad involvere, Milania comincia a crescere. Negli anni compresi tra il 1950 ed il 1965 a Milano sorgono nuovi quartieri, brutti, semispontanei, in assenza di indirizzo della funzione pubblica. Dal 1965 al 1990 la funzione pubblica cerca di riappropriarsi del suo ruolo di pianificatore, ma lo fa nelle segreterie dei partiti, nei bar dove si incontrano sindaci ed imprenditori. La domanda di alloggi, di nuove funzioni, di reti infrastrutturali viene regolata da una offerta che è funzione non dei bisogni del nodo della città ma di altri interessi. Poi accade un fenomeno in qualche modo meritevole di citazione che è Tangentopoli. La città ne esce e reagisce con grande attivismo, ma ancora una volta con interventi tampone non pianificati e quindi non rapportati al divenire di Milania. E infatti mentre Milano passa da 1.800.000 abitanti a 1.250.000, la Lombardia passa da 5.800.000 abitanti a 9.000.000. Tuttavia il nodo di Milano viene utilizzato quotidianamente da 5 milioni di persone.
Ma che cosa è il nodo di Milano e che cosa è Milania? Il nodo di Milano è un territorio governato in maniera anacronistica da 46 sindaci in perenne conflitto tra di loro. Milania è una regione che va da Brescia a Novara e ricomprende Lugano. Essa non ha più da tempo come riferimento il paese che le sta alle spalle, ma l’Europa e il mondo che le stanno davanti. Milania è dunque una grossa città di provincia dell’Europa. Essa ha funzioni di eccellenza che le vengono riconosciute dal mondo intero, ma ha gli aeroporti in crisi, scarseggiano gli investimenti e il confronto con altre regioni europee e la concorrenza con nuove aree anche lontane si fa sempre più difficile. Se tutto continua così, nei prossimi anni si verificherà un altro fenomeno che inciderà fortemente sul divenire di Milania. Sarà la rivolta dei tangenzialisti e dei pendolari; i quali, chiamandosi con il cellulare gli uni gli altri nelle interminabili ore di attesa, riescono a svolgere in macchina e sui treni il loro lavoro, inebriati dagli effluvi dell’ossido di carbonio, ma mettono in discussione l’apparato infrastrutturale. Non bloccano i flussi tra le reti ma bloccano gli spazi tra di esse e mettono out la Pubblica Amministrazione. Si rifiutano di abitare gli spazi che rispondono ai conti economici degli speculatori e chiedono spazi che rispondano alle esigenze della loro qualità di vita. Le industrie, quelle nuove, delocalizzano e rilocalizzano all’interno dei nuovi confini del territorio, questi sì sempre in costante evoluzione, in funzione del costituirsi di una sempre nuova maglia di reti e di funzioni. Allora si renderà impossibile (quasi fisicamente pericoloso) appesantire Sesto di altri 1.500.000 metri quadri che si riverseranno in tangenziale. Oppure vendere la qualità di vita di Rogoredo a 6.500 euro al metro quadro. Bisognerà che gli operatori sul territorio e sopra ad essi i bancari che li sostengono vedano un po’ più lontano. Si dovranno aggregare risorse su finalità di sviluppo che rispondono alla logica della delocalizzazione e rilocalizzazione di nuovi soggetti o di soggetti che mutano il loro “essere” ed il loro “stare” in funzione della loro più attuale collocazione nella rete. I developers non dovranno più rivolgersi alla Pubblica Amministrazione chiedendo dove, ma dire alla Pubblica Amministrazione dove ed esigere l’adeguamento delle reti; e questo sistema sarà valido per la nuova industria così come per la nuova abitazione.
Si dovrà stimolare la finanza di sviluppo e non quella di potere: non più le nostre banche ma privati o banche estere. Così crescerà Milania, nasceranno nuovi momenti di aggregazione, imprenditoriale, abitativa, di servizi e di svago e il sasso lanciato nelle acque ferme del nodo di Milano genererà una serie di onde concentriche che, allargandosi dal punto di caduta sull’intero territorio, allargheranno i confini di Milania, svilupperanno nuove polarità, in provincia di Novara, in provincia di Piacenza, in provincia di Lodi, in provincia di Bergamo, in provincia di Brescia, in provincia di Lugano e di Pavia. Le antiche città diverranno così poli di alcune funzioni privilegiate e luogo di visita turistica, decongestionate e rinnovate nelle loro bellezze artistiche, richiameranno folle entusiaste di cinesi, brasiliani e indiani così riportando parte delle risorse là da dove erano partite, in Europa.
*Presidente e amministratore delegato
Losito & Associati Spa
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