Un po’ per tutti i piatti

Di Alciati Piero
14 Dicembre 2006

È il primo albero coltivato dall’umanità e il suo frutto, che prende il nome dal greco “dito”, è molto energetico e saporito. Così è il dattero, simbolo della frutta secca delle festività di fine anno. Anche se l’epoca ottimale di raccolta è ottobre-novembre, ma viene tradizionalmente concesso ai giorni di festa poiché in passato era un lusso non alla portata di tutti. La palma dei datteri fu emblema dell’Urbe e fu assunto a tale prestigio grazie ad Augusto che ne amava i frutti. Comunque da sempre ricco di significati simbolici legati alla vittoria e all’onore. Non dimentichiamo poi che l’ingresso di Cristo in Gerusalemme venne festeggiato con foglie di palma. Anche il turismo se ne fregia. Una destinazione piena di fascino, infatti, è una delle più belle oasi del Sahara, la libica Ghadames, scenario di un Festival che celebra la raccolta dei datteri e a cui partecipano berberi, arabi e tuareg. Infine, le considerazioni gastronomiche che vedono i datteri impiegati molto spesso nella preparazione di dolci ma anche di pani salati, torte con le noci, zuppe e insalate. Un’antichissima ricetta consigliava di snocciolare i datteri e riempirli con noci e pinoli, aggiungendo sale e pepe. Sciogliere del miele a fuoco lento, sul quale caramellare i datteri aggiustati in lunghi stecchi. Servirli appena il miele si addensa. Potrebbe poi essere interessante abbinarli su un carpaccio di pesce spada, tagliato un po’ spesso e lasciato macerare in sale e agrumi per qualche ora, servito, poi, condito con un filo d’olio e con polpa di arance sgocciolate del loro succo.

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