Parigi è tutta un apresepe. E maschi regrediti
Quattro amiche a Parigi. Quattro mamme a zonzo tra il Louvre e Notre Dame. Al museo, a sentir dire davanti a un Van Gogh: «Cara, andiamo, queste cose le abbiamo già viste sui libri». In cattedrale, a registrare un litigio perché «cosa li fotografi a fare i vetri colorati?». In entrambi i casi il genio è maschio. Quattro donne stupite davanti al presepe che, a conferma del provincialismo della nostra Rinascente, è esposto in tante vetrine. Ed è in vendita nei negozi di antiquariato come in quelli che vendono solo scarpe. Certo, stringe il cuore vedere quanta polizia c’è in giro, quanti barbuti picchettano Place de la Concorde per solidarietà con un certo Abu Jamal e quanto uno scompartimento di Tgv sia anch’esso uno specchio dei tempi (il marocchino che tenta di infilarsi clandestinamente in Italia, il transex che, stando al tono delle sue chiacchierate al telefono, tiene a farci sapere come va il suo menage à trois). Poi vedi la statua greca di Nike e ti chiedi: come si spiega – dal tempo del Logos ai nostri giorni – tanto regresso?
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