E nemmeno il cristiano sarebbe un cattivo cittadino se solo calasse la mutanda
Dice Benedetto XVI che «Dio inizialmente fallisce sempre». Particolarmente fallibile il Padreterno si dimostra in questo Natale nella teologia di uomini illustri che si offrono come nuovi rettori di seminario. Da Eugenio Scalfari a Claudio Magris, passando da Antonio Socci, i giornali stanno facendo il pieno di omelie consiglianti la religione vera. Abbiamo ascoltato che il vero cristiano ama i diversi, dunque dev’essere disposto a sacrificare la sua ragione per consentire ai Pacs e all’eutanasia. Che il vero cristiano è uno che porta la croce e canta, perciò ridategli almeno il Credo in latino e i voti al Grande Centro. Che il cristiano ha il sacrosanto diritto-dovere di ingerenza nel night-club del mondo; perciò ne guadagnerebbe in autorevolezza se la Chiesa sciogliesse le relazioni d’affari che ha con lo Stato (colui che regola il night), se lo Stato fosse autorizzato a intascare le decime che il cristiano dà alla Chiesa e se la Chiesa autorizzasse il cristiano a versare l’elemosina, oltre che le tasse, allo Stato. Insomma, il cristiano sarebbe un buon cittadino se almeno fosse uno spogliarellista. Il che, naturalmente, suonerebbe bizzarro se non fosse anche il pensiero di tanti uomini di Chiesa. I quali, siccome non hanno più fede in qualcuno, predicano la fede in qualcosa (cose come la pace, la giustizia e i poveri, nei quali, naturalmente, come ogni visionario che si rispetti, il cristiano dovrebbe vedere Dio). Grazie a Dio, però, gli uomini sono inizialmente atei, beoni e crapuloni. Grazie a Dio, anche in questo Natale berranno champagne e mangeranno cotechino. Grazie a Dio, nonostante la Finanziaria del governo prete, anche quest’anno ci saranno sotto l’albero tanti bei regali consumistici. Grazie a Dio, siamo ancora maiali sorpresi dalla serietà con cui un papa dice: «In questo, ritengo, si decide oggi il destino del mondo in questa situazione drammatica: se Dio – il Dio di Gesù Cristo – c’è e viene riconosciuto come tale, o se scompare».
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