Manuale d’amore
Me la sono cercata. Ho accettato l’invito a un’assemblea della cogestione del liceo Berchet, una di quelle volute dal Collettivo degli studenti. Titolo: “Rivoluzioni del concetto di famiglia e adozioni”. Sono andato lì a fargli la lezione, ma la lezione me l’hanno impartita loro. Sono andato a fare l’avvocato d’ufficio della famiglia tradizionale monogama eterosessuale come il posto migliore per tirare su i figli, col solito pacco di statistiche e di ricerche di quei sociologi americani del cazzo; Gallagher e Waite secondo i quali gli uomini che convivono sono 4 volte più infedeli dei mariti e le conviventi tradiscono 8 volte di più delle mogli; Manning e Lichter che hanno scoperto che i figli dei conviventi hanno in media risultati scolastici più scadenti e vivono maggiormente in povertà; McWirther e Mattison, ricercatori gay che hanno raccontato che le coppie omo durano molto meno di quelle etero. Poi tutto quel barboso discorso filosofico, antropologico e psicanalitico sull’eclisse del padre, simbolo della morale tradizionale, eteronoma e repressiva, bersagliato e umiliato dalla morale moderna, autonoma e liberante. Quindi la pretesa di sostenere, invocando Freud e Jung piuttosto che il cardinal Ruini, che crescendo in una coppia lesbica un figlio maschio non può formare adeguatamente la sua identità psichica maschile. E infine, apoteosi demagogica, l’attacco alla società moderna che finge di liberarci emancipandoci dal padre, e invece ci rende schiavi del mercato consumista e dello Stato assistenzialista.
I ragazzi (anzi, le ragazze, che erano la larga maggioranza), ovviamente, non ci sono cascati. Tanto per cominciare mi hanno fatto trovare un bel presepe post-moderno: avvocato per i diritti civili mio coetaneo, coppia di lesbiche monogame (15 anni di fedeltà coniugale, insomma meglio di me), altra signora omosex con in braccio un bel bebè con gli occhi azzurri prodotto di fecondazione assistita eterologa.
«Love makes a family»
Non avevano fatto i conti con la mia carognaggine. Hanno giustamente rumoreggiato durante la mia esposizione, e a un certo punto hanno fatto urbanamente capire che era ora di concludere. Gli altri relatori hanno detto che, avessero saputo, anche loro avrebbero portato statistiche e ricerche, molto più fighe delle mie. Quindi è stata la volta delle ragazze. «Ma cosa ci viene a dire che le coppie omosessuali sono meno stabili di quelle etero, guardi che lei non ha capito: a tenere insieme una coppia è l’amore, mica la statistica». «Il marito di mia zia è cresciuto senza il padre, che è morto quando lui era piccolino. È una persona normalissima, non ha problemi di identità maschile: gli è bastato l’amore di mamma».
E visto che ancora me la tiravo con la storia delle mie esperienze internazionali, le signore che erano al tavolo con me mi hanno messo in mano il depliant delle Famiglie Arcobaleno – Associazione Genitori Omosessuali: “Love makes a family”. Lo capirà l’inglese, il bastardo. Ma io niente. La ragazza che mi chiedeva «dove cavolo sta questa aggressione al padre di cui parla?» si è sentita rispondere: «Cara, io vedo una madre, vedo un bebè, ma non vedo il padre». A quel punto 300 occhi terrorizzati mi hanno fissato. Hanno intuito che dovevano avere davanti un discendente di Erode e che il presepe era in pericolo. Hanno smesso di innervosirmi e me ne sono andato stringendo addirittura la mano a tutte. Mentre mi tornava in mente un ritornello dell’immortale Freddy Mercury: “Too much love will kill you”.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!