Quasi obiettore

Di Pianta Mauro
21 Dicembre 2006
Nega l'aborto alle minorenni. E l'assessore finisce sotto tutela. «Ora sono libero»

«Guardi, sono tranquillo ma ho passato giorni terribili. Non voglio più parlare di questa storia». Marco Borgione, assessore all’assistenza del Comune di Torino, cattolico della Margherita, sembra scegliere il silenzio. Poi cede, parla con Tempi, cerca di smorzare i toni. «Tutto risolto, caso chiuso», butta lì senza troppa convinzione. C’è da capirlo. Nelle scorse settimane ha rischiato di perdere la poltrona, ha messo in difficoltà il sindaco Sergio Chiamparino (che pure, va detto, lo ha difeso), ha subìto una sorta di processo davanti a due commissioni comunali arrivando a fare una parziale marcia-indietro per mantenere le deleghe.
Borgione ha commesso un erroraccio: nei due anni in cui ha guidato l’assessorato si è permesso di negare l’autorizzazione ad abortire a ben nove minorenni straniere, suggerendo loro soluzioni alternative. La legge 194 prevede per le ragazze straniere in Italia senza i genitori e intenzionate a interrompere la gravidanza entro i 90 giorni stabiliti, la tutela legale del Comune di residenza. Se il tutore (per convenzione l’assessore all’assistenza) non dà l’assenso all’aborto, la legge stabilisce che il medico o il consultorio possano chiedere l’intervento del giudice tutelare al quale spetta l’ultima parola. Il magistrato Giuseppe Cocilovo, stufo di ricevere ragazze da far abortire senza il “timbro” del Comune, ha avvisato il sindaco: «Il no immotivato e ripetuto di Borgione allunga i tempi della procedura, rischiando di farci superare il limite dei tre mesi stabiliti dalla legge. Forse l’assessore dovrebbe fare un passo indietro, come i medici obiettori di coscienza». Insomma, troppo pro-life per quel ruolo. «Non credo fosse intenzione del magistrato – dice a Tempi – innescare la polemica, collaboriamo con lui da anni.». La polemica, però, si è scatenata. Rosa nel pugno, Pdci, Rc, Sdi, una parte dei Ds, chiedono la sua testa: «Perché in oltre due anni non ha mai autorizzato un solo aborto? Se dovessero emergere responsabilità precise o una posizione pregiudiziale dovrà andarsene». Qualcuno ipotizza: «Meglio una donna per quel compito». E perché non Silvio Viale. E se il centrodestra solidarizza con lui, Borgione replica a muso duro alla sinistra radicale: «Resto convinto che l’aborto sia un omicidio e ho valutato caso per caso. Essere cattolici è per caso una colpa da pagare con la restituzione della delega? Dove sta scritto che si doveva autorizzare gli aborti?». Poi, però, arriva il giorno dell’esame davanti alle commissioni Pari Opportunità e Servizi Sociali e l’assessore aggiusta il tiro: «Non ho pregiudizi ideologici, sono pronto a rivedere le procedure». Così nelle decisioni sugli aborti verrà affiancato da un pool di esperti o da un giudice. «In un caso sui nove affrontati avevo anche deciso di autorizzare l’aborto, poi, per cause di forza maggiore, l’interruzione di gravidanza non è stata più necessaria». è la svolta, la riabilitazione civile dell’ex Mister No. E gli insulti a mezzo stampa? «I giornali esagerano, ma fanno il loro mestiere». Non si sente prigioniero delle contraddizioni della giunta? «Ma no, tutti i capigruppo apprezzano il mio lavoro. Sono sereno e libero». Libero, al punto che le pagine cittadine della Stampa hanno titolato: “Assessore salvo, ma sotto tutela”.

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