L’energivoro vivive meglio

Di Togni Paolo
21 Dicembre 2006

Lo sviluppo dell’umanità richiede una gran quantità di energia. è più di un secolo che il consumo di energia nel mondo cresce di circa il 5 per cento all’anno, e quindi raddoppia ogni vent’anni. Questo andamento è destinato ad aumentare nonostante il miglioramento delle tecnologie di utilizzazione e l’introduzione di metodi di risparmio energetico, per l’affacciarsi all’età industriale di paesi come l’India, la Cina, il Brasile, il Messico e gli Stati minori del sud-est asiatico. A medio termine l’Africa seguirà. Questo processo non solo è inevitabile, ma è giusto: determinerà infatti l’innalzamento delle condizioni e delle aspettative di vita delle popolazioni coinvolte.
Più energia consumata significa vita migliore e più lunga: per conferma basterà citare il dato relativo alla mortalità infantile prevista in Italia per il 2006, che è del 4/5 per mille (in linea con quello dei paesi più sviluppati e più energivori), e confrontarlo col terribile 241/327 della Sierra Leone, ma anche col 77/94 dell’India. L’energia è dunque un fattore di progresso, forse il più importante; se ne richiede e se ne consuma sempre di più; e, poiché la domanda di energia prevale sull’offerta, i mercati sono in tensione. Garantire a tutti l’energia necessaria a vivere bene è tutt’altro che facile: ne parleremo in articoli futuri, così come faremo per le problematiche ambientali originate dalla produzione e dal consumo di energia; intanto facciamo qualche considerazione su almeno una situazione particolare per la quale è possibile fin d’ora fare qualcosa di concreto.
L’argomento è di stagione, perché facciamo riferimento agli impianti per il riscaldamento domestico, che in questo periodo si vanno mettendo in funzione. Questi impianti in passato utilizzavano come combustibile il carbone, poi gli idrocarburi liquidi: i nuovi sono quasi tutti a gas. Le migliori prestazioni energetiche e ambientali del gas hanno avuto un effetto positivo sulla qualità dell’aria; la sua più facile maneggevolezza ha però anche determinato una corsa dissennata al frazionamento degli impianti. Poiché una pluralità di caldaie consuma e inquina più di quanto farebbe un impianto unico, il guadagno ambientale e il risparmio energetico ottenuti col passaggio al gas sono in larga parte vanificati dall’uso di impianti autonomi.

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