Quando gli ebrei antisionisti abbracciano i nuovi nazisti
Da Vienna una minuscola comitiva di rabbini ha avuto la pessima di idea di rinunciare alla torta Sacher e andare a Teheran. Destinazione, il convegno organizzato dal presidente Ahmadinejad per negare la Shoah. Nell’ebraismo, si sa, convivono opinioni diverse, diversissime, da almeno tremila anni. Questo ha rappresentato lo spunto per divertenti barzellette, ma soprattutto per un profondo confronto di idee al quale gli ebrei non hanno mai rinunciato e che ha prodotto una tradizione ampia e appassionante. Non è una novità che una piccolissima minoranza ritenga sbagliata la nascita dello Stato di Israele e sia contraria all’esistenza di uno Stato ebraico prima dell’arrivo dell’era messianica. Alcuni evitano persino di andare in Israele, altri ci vivono rifiutando il passaporto, altri ancora si limitano a non servire nell’esercito. Le argomentazioni che sostengono sono comunque interessanti e da rispettare. Quando però si arriva ad abbracciare l’uomo che sta preparando la bomba atomica con la quale intende cancellare Tel Aviv e Gerusalemme e sterminare così qualche milione di ebrei, si è superato il limite.
Intanto si avvicina il prossimo 27 gennaio, giorno della Memoria e noi italiani che faremo? Oltre a raccontare, come è giusto, quanto successo, onoreremo il passato occupandoci anche dei “nazisti” di oggi, del negazionismo iraniano arricchito all’uranio? E riusciremo anche a non dimenticare, sotto il peso dei contratti petroliferi, i giovani coraggiosi che hanno sfidato il dittatore?
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