Iniziamo con il più stimato dei filosofi. Il lato forte del pensiero prodiano
Non a caso egli preferì stare dalla parte del tagliatore di teste al Zarqawi piuttosto che considerare le ragioni della cavalcata americana in Iraq. «E se scoprissimo che il valore del nostro Occidente, cioè del nostro mondo, è quello da intendere etimologicamente come terra del tramonto?». Ci piace aprire il nuovo anno con un’intervista al più brillante e stimato dei filosofi italiani. La posizione di Gianni Vattimo va però intesa fino in fondo. Ora, a parte l’errore logico di considerare “i ciellini andreottiani” (quando semmai sarebbe vero il contrario: da che mondo è mondo sono i politici che hanno bisogno di fare le fusa ai movimenti di carattere sociale e, nel caso, religioso), Vattimo non potrebbe essere più cattolico (nel senso di quella Azione cattolica di cui il filosofo torinese fu militante in gioventù) quando evoca l’autonomia dell’uomo da Dio. Che se Dio c’è, non c’entra. Che se la vita è un dono, non vi sembra normale che ognuno se lo gestisca come gli pare e piace? Già, se la verità non esiste, o tutt’al più risiede al di là delle nuvole, tutto è possibile. Perfino che un governo guidato da un premier di educazione e di azione cattolica esprima una cultura politica nemica dell’educazione e di ogni azione cattolica. Perfino che, con tutta l’ipocrita “moderazione” di cui sono maestri i moralisti (anche con gli sci i lupi sono grigi), il governo del cattolico Prodi insegua quello del libertino Zapatero nelle scoperte dei Pacs, della morte della famiglia e dell’individuo per emancipazione e grazia di Stato. Conformandosi all’ineluttabile “progresso” che infiamma “la terra del tramonto”, Prodi potrà sempre dire, come ha detto nella circostanza dell’eutanasizzato Welby, che comunque lui crede nell’aldilà, «nella grande misericordia di Dio». Un ritornello che sentiremo ripetere spesso quest’anno.
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