Catalogo dei problemi, che anche quest’anno i genitori zelanti nasconderanno ai propri figli

Di Cominelli Giovanni
11 Gennaio 2007

Nelle feste di inizio d’anno che percorrono l’intero arco terrestre c’è molto di retorico, di sguaiato, di rumoroso. L’obbligo sociale impone di essere felici, almeno a mezzanotte. Chiede l’oblio della ferocia e del sangue, della fame e della guerra. Tuttavia, al bagliore chiassoso e multicolore dei fuochi d’artificio, si può leggere in filigrana un’aspirazione insopprimibile a un nuovo inizio, la pressione incontenibile di una speranza che spinge in avanti ogni essere umano. Vero è che l’orbe continua il suo giro, da sempre, e la vicenda umana continua a mescolare in modo casuale felicità e tragedie, pace e guerra, liberazione e oppressione. Questo inizio 2007 non fa eccezioni. Tramontata la breve illusione di un governo mondiale, che avrebbe lasciato alle spalle le contrapposizioni ideologiche del “secolo breve” e avrebbe spalancato una gioachimita “terza età dello Spirito”, il settimo anno del terzo millennio si annuncia denso di sfide che nessun governo mondiale appare in grado di controllare. Si possono elencare alla rinfusa: la questione africana, vero buco nero del sistema geopolitico mondiale; la guerra civile terroristica intermusulmana tra fondamentalisti e “moderati”; l’ascesa economica cinese e indiana; la fragilità culturale e politica di un’Unione Europea arrivata ormai a 480 milioni di abitanti e agnostica rispetto alle proprie radici; l’involuzione autoritaria del neoimperialismo russo; lo spostamento di ingenti masse umane da Sud a Nord; la minaccia ecologica; la potenza crescente del web planetario; la sperimentazione biotecnologica, al bivio tra nuove forme di liberazione e più invasive modalità di oppressione umana.
Il catalogo – incompleto – è questo. Questo è il mondo che è dato a ciascun individuo, oggi. Qui si apre la questione educativa. È tentazione insopprimibile delle generazioni adulte costruire un’intercapedine di vuoto tra questo mondo reale e i loro figli. A essi debbono essere risparmiati la percezione e il contatto con il mondo “là fuori”. Si adottano strategie sottili di dissolvenza dei profili aspri del mondo. I nostri figli e nipoti sono assediati da affetto, amicizia, buoni sentimenti, consumi. La famiglia e le istituzioni educative sono luoghi non di introduzione alla realtà, bensì del suo occultamento; non fuochi accesi della speranza, ma lucignoli fumiganti. Ma il mondo è degli uomini di buona volontà, solo se il loro Io sia acceso.

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