Qualcosa si muove
La partita per la formazione professionale è ancora tutta da giocare. Però le leggi di fine anno hanno fatto segnare un paio di punti in favore dei corsi attivati in questi anni dai Centri di formazione professionale (Cfp).
Come i lettori di Tempi sanno bene, il cuore della controriforma fioroniana della scuola è il “biennio unitario”, ovvero quello che gli studenti frequenteranno nei due anni obbligatori successivi alla terza media. Oggi l’obbligo può essere assolto sia nelle scuole, sia nei corsi gestiti dai Cfp. La sinistra radicale vuole cancellare questa possibilità, in nome di un consunto ugualitarismo ideologico: fino a sedici anni tutti a scuola. Ma c’è anche una sinistra ragionevole, che comprende come la situazione attuale offra un’opportunità di formazione integrale a partire dal lavoro. Nell’incertezza, la Finanziaria ha adottato una formulazione generica: da un lato prevede per tutti gli studenti «l’acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai curricula relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore»; dall’altro parla di «percorsi e progetti concordati tra il ministero della Pubblica Istruzione e le singole regioni (.) in grado di prevenire e contrastare la dispersione e di favorire il successo nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione», realizzati anche da «strutture formative (.) inserite in un apposito elenco predisposto con decreto del ministro della Pubblica Istruzione». Toccherà al ministro regolamentare la materia, ma intanto una porta per i corsi professionali è rimasta aperta.
Seconda buona notizia di fine anno, la circolare per le iscrizioni per il 2007/08, che in attesa della regolamentazione definitiva prevede anche per il prossimo anno scolastico il prolungamento della situazione attuale. Ma due punti non significano la vittoria: la lotta è ancora lunga, e le pressioni su Fioroni perché nella normativa che dovrà emanare obblighi gli studenti a iscriversi esclusivamente alle scuole, lasciando ai Cfp solo un ruolo di “integrazione” (il fallimentare “modello integrato” emiliano), sono fortissime.
Il manifesto
Nel frattempo il mondo della formazione non sta con le mani in mano. In queste settimane, tra l’altro, ha cominciato a circolare un Manifesto per la formazione professionale, sottoscritto dalle maggiori associazioni di gestori di Cfp e di genitori, nonché ormai da migliaia di semplici cittadini.
Dopo aver ricordato che «come testimoniano le sempre maggiori richieste di iscrizioni ai centri», questi percorsi «sono sentiti una risposta adeguata al bisogno di educazione di tante famiglie», il Manifesto chiede di «mantenere il diritto per i ragazzi di 14 anni di iscriversi ai Centri di formazione professionale; mantenere la possibilità di realizzare tirocini a partire dai quindici anni di età; mantenere la possibilità di realizzare quinti anni integrativi con l’accesso alle facoltà universitarie; proseguire nell’azione di innovazione e flessibilità dei percorsi prevedendo attività di tipo non ordinamentale, anche in alternanza scuola-lavoro, per allievi drop-out dalla scuola e dalla formazione professionale». All’indirizzo www.manifestoformazione.it si può scaricare il testo completo e segnalare la propria adesione. Una buona battaglia alla quale possono contribuire tutti.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!