Se l’islam radicale se la prende con la Cina
L’immagine della Cina sta cambiando agli occhi dei movimenti fondamentalisti islamici. Sarà che Pechino ha contribuito al progetto nucleare pachistano, sarà che ha fornito un importante aiuto per la costruzione dell’arsenale missilistico dell’Iran, sarà che ha supportato militarmente diversi regimi islamici, come Arabia Saudita e Sudan. Fatto sta che in questi anni la retorica del fondamentalismo islamico ha riguardato Israele, Europa e Stati Uniti e ha lasciato in pace la potenza cinese. Eppure la Cina non è certo tenera verso i musulmani (e naturalmente verso qualunque forma religiosa che non sia sotto stretto controllo statale) e da anni oramai occupa quella che viene considerata terra islamica, il “Turkmenistan Orientale” per i musulmani, “Xinjiang” per i cinesi. Il regime cinese da anni combatte il movimento indipendentista musulmano, ma le misure repressive, promosse in nome dell’antiterrorismo, si stanno rafforzando.
Alla fine del 2006, però, al Jazeera ha trasmesso un messaggio di Ayman al Zawahiri, numero due di al Qaeda, vice di Bin Laden. Ebbene, nel video, a sorpresa, al Zawahiri ha parlato anche dell’occupazione cinese dello Xinjiang. E il segnale non sembra isolato: su siti vicini al fondamentalismo sono apparse critiche alla politica cinese in Africa. Sembrerebbe potersi aprire un nuovo capitolo nella guerra al fondamentalismo. È da vedere se riusciremo a trarne profitto, bloccando ad esempio il flusso di armi che dalla Cina arriva in Medio Oriente in barba alle decisioni delle Nazioni Unite.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!