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Sono 24 i religiosi cattolici uccisi nel 2006. Nove solo in Africa
vaticano Sono 24 gli operatori pastorali cattolici assassinati in tutto il mondo nel corso del 2006. Lo comunica Fides, agenzia stampa della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il continente che ha pagato il più forte tributo di sangue è l’Africa, che ha visto la morte violenta di 9 sacerdoti, una religiosa e una volontaria laica. La nazione con il maggior numero di sacerdoti uccisi è il Kenya, con 3 sacerdoti morti violentemente, cui fa seguito la Nigeria, con 2 sacerdoti assassinati. L’unica religiosa uccisa in Africa è suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, assassinata a Mogadiscio (Somalia), mentre la volontaria laica, di nazionalità portoghese, è stata colpita in Mozambico. Il secondo continente per numero di vittime del 2006 è l’America, dove sono stati uccisi 6 sacerdoti, una religiosa e un laico, cooperatore salesiano.
Arriva il denaro degli islamici, le croci spariscono dallo stemma dell’ateneo
canada Alcuni benefattori musulmani donano 1 milione e 250 mila dollari per il Centro di studi islamici, e l’università rimuove due croci dal suo stemma. È successo a Vancouver, Canada, dove la Simon Fraser University ha deliberato di modificare il proprio blasone creato quarant’anni fa sul modello del capoclan scozzese cui l’università è intitolata. «Presso alcune persone, soprattutto a livello internazionale, le croci portavano a identificarci come un’istituzione privata religiosa e non pubblica e secolare come siamo», ha spiegato un portavoce. La decisione coincide però con l’elargizione di 1 milione di dollari da parte della famiglia Amin Lalji e di 250 mila da parte della presidente del Consiglio di amministrazione della scuola e di suo marito, i coniugi Saida e Firoz Rasul, per l’istituzione da parte dell’università di un Centro per lo studio comparativo delle società e delle culture musulmane.
Sempre più marina Usa nel Golfo Persico. «È un monito a Siria e Iran»
medio oriente La presenza della marina americana nel Golfo Persico è stata rafforzata dall’arrivo del gruppo navale guidato dall’incrociatore John C. Stennis, che va ad aggiungersi a quelli della portaerei Dwight Eisenhower e dell’incrociatore Boxer. Il comando Usa per le operazioni in Medio Oriente ha definito il rafforzamento della presenza militare in quelle acque come «un monito a Siria ed Iran», in risposta alle loro provocazioni e come uno strumento che consente ai comandanti maggiore flessibilità nella regione. Si tratta del secondo invio di rinforzi in quattro mesi. Ora nel Golfo sono presenti 16 mila marinai americani, 9 navi, 10 squadroni aerei, 2 sommergibili.
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