Chesterton e la felicità d’essere
Fino a che non ci rendiamo conto che le cose potrebbero anche non essere, non possiamo renderci conto che le cose sono. Fino a che non vediamo lo sfondo di tenebra, non possiamo ammirare la luce anche di una sola cosa creata. Non appena vediamo quella tenebra, tutta la luce è fulminea, improvvisa, accecante e divina.
Fino a che non ci dipingiamo l’assenza, noi svalutiamo la vittoria di Dio e non possiamo apprezzare nessuno dei trionfi della Sua antica guerra.
È uno dei milioni di folli scherzi giocati dalla verità, il fatto che noi non conosciamo nulla, fino a che
non conosciamo il Nulla.
Ogni persona di sana educazione apprezza i racconti polizieschi, storie che per diversi aspetti dimostrano una smaccata superiorità rispetto a molte opere moderne. Di solito, infatti, un racconto poliziesco descrive sei uomini vivi e vegeti che discutono su come un loro simile sia morto. Una storia moderna, filosoficamente ispirata, descrive invece sei uomini morti che discutono
su come sia mai possibile
che qualcuno riesca a vivere.
Mentre stavo ancora cercando di cavarmela da solo, con poco aiuto da parte della filosofia e nessuno da parte della religione, mi inventai una rudimentale, artigianale teoria mistica tutta mia. Consisteva sostanzialmente in questo: che persino la mera esistenza, ridotta ai suoi minimi termini, era abbastanza straordinaria da essere eccitante. Qualsiasi cosa,
paragonata al nulla,
era magnifica.
La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto
eppure hanno creduto.
Il delinquente più pericoloso, oggi, è il filosofo moderno che non riconosce legge alcuna. In paragone a lui, gli scassinatori e i bigami sono essenzialmente morali; il mio cuore palpita per loro: essi accettano gli ideali essenziali del genere umano, sono colpevoli soltanto di raggiungerli per una via sbagliata. I ladri rispettano la proprietà: essi desiderano semplicemente che la proprietà diventi loro, per poterla rispettare in modo più perfetto; ma i filosofi odiano la proprietà in se stessa, vogliono distruggere l’idea stessa di possesso personale. I bigami rispettano il matrimonio o non passerebbero attraverso la formalità altamente ufficiale e perfino religiosa della bigamia; ma i filosofi disprezzano il matrimonio in quanto matrimonio. Gli assassini rispettano la vita umana: essi aspirano semplicemente a conquistarsi una maggior pienezza di vita sacrificando quelle che considerano esistenze inferiori; ma i filosofi
odiano la vita stessa.
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