Una montagna di dolcezze
Sulla tavola di Carlo Azeglio Ciampi non mancano mai. Lo stesso succede a casa di Sting. E per rimanere alla musica con la maiuscola, durante la tappa italiana dell’ultimo tour, i Rolling
Stones ne pretesero la presenza durante
il rito della prima colazione. «Cosa vuole che dica, mi fa piacere. Significa che il lavoro che facciamo non vale solo per noi. Penso ai nonni e ai genitori, alla loro intuizione, alla loro fatica, al loro entusiasmo contagioso». Andrea Rigoni è l’amministratore delegato della Rigoni di Asiago, azienda leader nella produzione di miele, confetture e nocciolato. «Ma prodotti
biologici, beninteso» ci dice subito per mettere i puntini sulle i.
L’incontro con questo imprenditore avviene in montagna. Sull’altopiano di Asiago, conosciuto per il suo magnifico scenario che, improvviso, si manifesta dopo un lungo slalom fra tornanti non proprio semplici da domare. Gli uffici sono in centro, quasi benedetti dal campanile che tutto presiede. «Amo questa terra e queste cime. Una predilezione che è tutta nella storia della mia famiglia così attenta a rispettare la natura. No, direi di più: ad amarla». La causa del biologico Andrea Rigoni la riconduce a questa apertura al bello. «Una scelta di vita che è divenuta anche una scelta imprenditoriale», spiega. Quando pensi ad Asiago e al suo struggente altopiano, ritrovi le pagine di Emilio Lussu e di Mario Rigoni Stern, le vicende drammatiche della Grande guerra, l’umanità ferita.
Il nonno di Andrea, che non riusciva più a sopportare il rombo del cannone, prese la famiglia e il poco che aveva, riparando non nella vicina Vicenza, come fecero la gran parte degli sfollati, bensì in Lombardia, nel varesotto. Terminato il conflitto e morto il nonno, il peso di sfamare una moltitudine di bocche, 9 figli di cui 2 poliomielitici, ricadde per intero su nonna Elisa, donna di tempra. Forse non a tutti è noto che la zona che cinge Varese è ricca nella produzione di miele. La nonna fece propria quella opportunità. E quando tornò a casa, nella sua Asiago, i bagagli comprendevano pure le api. «Pensava a quella attività soprattutto per i figli meno fortunati», chiosa Rigoni. Ne venne fuori una bella avventura imprenditoriale.
In principio furono le api
Nel 1920 ecco l’Apicoltura Rigoni snc. Dall’abbrivio fino al 1978 la produzione ha riguardato solo l’allevamento delle api. «Si respirava un’atmosfera particolare. Con papà Vittorio, Giuseppe e Narciso, a reggere la baracca, manifestando però immediatamente una notevole capacità di operare, oggi diremmo che avevano già il loro bel know how». Ci si industriava, si voleva crescere, senza perdere di vista la realtà. Ed erano necessari passi in avanti. Venne la stagione di Fiordifrutta. «Siamo già negli anni Novanta. Fiordifrutta è una confettura biologica zuccherata con il succo di mela. Il pubblico dimostra di apprezzare questa novità. Per noi vuol dire che la strada del bio è quella giusta». Nel 1997 la storica Apicoltura Rigoni snc si trasformava nella Rigoni di Asiago spa. L’azienda macinava chilometri. E giungeva negli Stati Uniti, cosicché quel mercato poteva conoscere prima e frequentare con fedeltà poi la gamma dei prodotti di questa azienda. Lo sviluppo richiedeva un piano industriale anche ambizioso e per attuarlo veniva redatto un piano finanziario. Con l’intervento di partner del settore pubblico.
Questo fino al 2005 «quando nel mese di agosto insieme ai fratelli abbiamo liquidato Veneto sviluppo e Sviluppo Italia assorbendo la totale proprietà dell’azienda», chiarisce Andrea Rigoni.
Prima in Italia
Nel frattempo, grazie alla creazione di nuove linee produttive, la produzione incrementava e, parallelamente, razionalizzava e migliorava con una puntuale strategia verso i mercati esteri. Muovendo dalla Danimarca. Che ha rappresentato la testa di ponte, proprio per la sua spiccata attenzione per i prodotti bio. «Dopo la Danimarca ecco la Germania, l’Austria, la Svizzera e via di questo passo. Senza per questo collocare in secondo piano il mercato interno», puntualizza. A giugno 2006 è arrivato un risultato che il nostro amministratore delegato definisce storico. Per tutto il settore del biologico alimentare. Secondo le rilevazioni dell’autorevole istituto AcNielsen Rigoni è passata al primo posto nelle vendite a valore in Italia di composte di marmellata, grazie al riconoscimento del mercato della sua confettura biologica Fiordifrutta. «Posso dire che sono particolarmente orgoglioso di questo risultato per il fatto che abbiamo superato aziende molto conosciute e che propongono marmellate tradizionali e non biologiche?».
Lo ha già fatto Andrea Rigoni che poi giustamente ringrazia il suo “pubblico”, cioé chi acquista. «Siamo stati premiati dai consumatori che rimangono decisivi al momento delle scelte aziendali. Perché ci seguono, perché hanno capito l’esclusività e l’eccellenza della nostra produzione e i messaggi che trasmettiamo. Con il lancio di Fiordifrutta abbiamo voluto un’altra volta mettere in pratica un grande insegnamento che ci ha trasmesso la nostra famiglia, fin dalla lontana stagione dei nonni: ovvero che ogni prodotto che propone l’azienda Rigoni prima deve piacere a noi. Deve rispettare le caratteristiche di naturalezza che sono alla base della nostra attività».
La via della tradizione
«Naturalmente poi deve essere buono e gustoso e il nostro palato deve rimanere soddisfatto. E solo a quel punto, dopo che ha passato tutti i rigorosi test di qualità della tradizione Rigoni, lo mettiamo in vendita». Fiordifrutta rimane il core business dell’azienda, incidendo per circa il 70 per cento del fatturato, ma viaggiano bene pure i prodotti DolceDì, lo zucchero delle mele, vera e propria rivoluzione sul terreno dei dolcificanti e Nocciolata, la crema di nocciole biologica. Per quanto riguarda poi il miele la Rigoni di Asiago è il primo produttore biologico. Morale? «È bello innovare rispettando l’equilibrio naturale. Veniamo da una famiglia creativa. Vogliamo continuare ad esserlo».
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