A Luxuria non servono seguaci. Se mai un buon medico

Circa un secolo fa, mentre in Russia infuriava la Rivoluzione d’aprile (1907) e poi trionfava (1917) quella d’ottobre, in Spagna un ragazzo di nome Josemaría Escrivá de Balaguer accettava la chiamata di Dio al sacerdozio (inverno 1906/1907) e una decina d’anni dopo riceveva la “visione dell’Opera di Dio”. Oggi che i frutti di morte del comunismo sono marciti in quasi tutto il globo terrestre, l’universale chiamata alla santità nell’Opus Dei ha rivoluzionato la Chiesa e il mondo intero.
Matteo Maria Martinoli Milano

Come direbbe Antonio Socci:que viva l’Opus!

Non mi è piaciuto l’editoriale su Pinochet. Più leggo il pezzo, più quei termini «sporco», «cattivo» riferiti al «lavoro» di Pinochet, quel definire «criminose» le maniere del generale, mi sembrano parole messe lì per far vedere che “ci si chiama fuori” magari con un pizzico di tacita, umana comprensione per il geniale ideatore dei voli sull’Oceano, sola andata. Quello che non riesco a non vedere è il messaggio che questo editoriale fa passare: il fine giustifica i mezzi.
Mauro Costa via internet

Non c’è fine buono che giustifichi mezzi cattivi. Detto questo, abbiamo scritto che se il Cile è il paese sudamericano con più alto indice di libertà e di sviluppo, il merito è di un tiranno che, diversamente da quanto sarebbe potuto accadere a Cuba e di quanto è accaduto a Baghdad, non ha avuto bisogno di un cappio al collo per convincersi a farsi da parte. Questo abbiamo scritto. Non un’opinione, ma un fatto.

L’argomento secondo cui l’eutanasia è un problema di coscienza privata è devastante. Come lo è la tesi secondo cui ai cattolici (tanto per usare una frusta categoria sociologica) non dovrebbe importare se i loro concittadini atei o agnostici (sempre per stare nel campo delle categorie) si eutanasizzano. Gliene importa sì. Perché se siamo in società io voglio sapere chi sono i miei soci, con che sguardo guardano vita e morte. Se siamo insieme, se abbiamo vincolato i nostri destini, tu, consocio, non puoi dirmi che fatti privati che denotano una radicale scelta di campo nella visione della vita, che è incompatibile con le premesse del nostro accordo sociale, non mi riguardano! Quindi io ho il diritto di pretendere che la legge non avalli questa tua visione nichilista, anzi vi si opponga fino a dove può, perché questa non si esaurisce nel confine della tua coscienza personale, ma intacca le basi della nostra convivenza. La cura degli ammalati terminali e dei vecchi e dei disabili non è un atto di carità disinteressata. No! è l’affermazione sociale del valore della vita, sempre e comunque, ed è il rafforzamento delle premesse, dei motivi del contratto sociale (leggi del pagare le tasse). Non è un caso che il codice penale sia pieno di norme contro il venir meno alle responsabilità verso i terzi in situazione di bisogno. Ed un conto è che uno si suicidi, un conto è che una legge autorizzi un terzo ad aiutare il suicidio. è una cosa radicalmente diversa. Il gesto del suicida provoca pietà, ma non distrugge la società. Chi aiuta il suicidio è un criminale e va perseguito e la mancata persecuzione fa venire meno, ipso facto et iure, la società.
Stefano Morri Milano

L’argomento del “mondo comune” a noi pare abbastanza persuasivo. Tant’è che ne accennammo in un editoriale provando ad assumere il punto di vista paralizzante del famoso adagio radicale che giustifica tutto, dall’aborto al matrimonio gay: «Ma se non lo fai tu, perché vuoi impedire di farlo a chi non la pensa come te?». Questa idea di libertà, obbiettammo, conduce a una tolleranza intesa come indifferenza e, soprattutto, visto che non c’è nessun argomento razionale che possa interagire con una libertà (autodistruttiva) intesa come “gusto” (e siamo di nuovo a Vattimo: se la vita è un dono, perché non posso usarla come mi pare e piace? Già, se mi regalano un paio di scarpe, perché non posso usarle per fare il minestrone?), alla abolizione pratica di ogni dialogo. In ultima analisi, dicevamo, non potendo produrre ciò che dovrebbe coerentemente produrre, cioè l’anarchia, questa posizione produce ideologia. Ideologia al servizio del potere. In effetti, potreste oggi dire dei modi di concepire la sessualità nell’agenda di Genere, che non c’è liberazione sessuale, ma malattia? Potreste oggi dire, chessò, dell’onorevole Luxuria, ciò che fu detto del bisessuale transessuale Kate Bornstein, profeta di un mondo di sessualità perversa e polimorfa? Potreste dire, senza finire alla sbarra, che queste non sono eroine di una rivoluzione, ma figure tragiche di uomini che si vestono come donne e poi dicono di essere lesbiche, questa è gente che ha bisogno di cure, non di seguaci?

Sul muro di fronte alla chiesa del nostro paese, un ragazzo ha scritto con una bomboletta spray verde: «Come fate a sapere che Dio vi vuole bene?». Come faccio a sapere che Dio mi vuole bene?
Tiziana Milano

Ci piacerebbe rispondere con uno spray («informati!») o con quel sondaggio secondo cui la maggioranza dei francesi ritiene che la religione sia la prima causa di violenza. Però al momento siamo privi di bombolette per riversare sui muri i discorsi del papa di Ratisbona. Quello secondo cui, a furia di restringere la ragione, l’europeo sarà dotato di un’intelligenza per il sudoku e di un testicolo per la procreazione medicalmente assistita.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.