Azioni sì, ma con giudizio
2007: si vuole vedere positivo. In modo particolare sulla prospettiva che possono dare le Borse. Una sensazione che si avverte non solo registrando pareri sul fronte interno ma anche allargando gli orizzonti. Sintetizzando si può dire così: meglio puntare sulle azioni che sui bond. Scelta giustificata? Vediamo un po’. In Italia sono 11 milioni i sottoscrittori di fondi comuni. Circa il 55 per cento del loro patrimonio viene investito in strumenti obligazionari e di liquidità. Diciamo subito che essi nel 2006 non sono andati benissimo. Anzi. Se si registra il dato che hanno fornito risultano quasi sempre inferiori all’inflazione. O addirittura di segno negativo in termini nominali. Queste performance non proprio esaltanti insieme alla preferenza che analisti accordano all’investimento in capitale rispetto a quello di debito, parrebbero invogliare il risparmiatore a sondare altri territori, ovvero ad abbandonare del tutto o quasi i cosiddetti impieghi obbligazionari per salire sul carro di quelli azionari o bilanciati. Un invito alla cautela è però d’obbligo. Soprattutto in considerazione del fatto che la gran parte delle famiglie italiane non presenta ancora il physique du role per agire con profitto sul fronte borsistico. In altre parole: non pare tranquillo al momento di investire i propri risparmi sul versante azionario. E allora? Il 2007 viene indicato come un anno propizio, ma muoversi in Borsa non è mai un operare in scioltezza. Il rischio rimane. E se i pericoli paventati nel 2006 (rincaro del petrolio e tensioni geopolitiche su tutti) sono rimasti sulla carta è difficile prevedere in assoluto che lo stesso accada di nuovo.
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