Un luogo di poche parole

Di Tempi
11 Gennaio 2007

A 687 metri di altezza, isolato fra i monti dell’Appennino oltrepadano, nella Valle Staffora (Pavia) in una splendida cornice naturalistica, suggestiva in ogni stagione dell’anno, sorge l’eremo di sant’Alberto da Budrio. Edificato dal santo che nel 1030 si ritirò in solitudine nella vicina valletta del Borrione, dove oggi sorge una piccola cappella a lui dedicata. Per gli smottamenti del terreno occorsi lungo i secoli la grotta scelta a originale dimora non è più visibile. Quando sant’Alberto guarì miracolosamente un figlioletto sordomuto del marchese di Casasco, della famiglia dei signori Malaspina, ottenne in segno di riconoscenza una chiesa romanica dedicata alla Madonna. L’eremo iniziò così a svillupparsi; presto infatti gli eremiti, che si erano costituiti in comunità seguendo la regola benedettina, costruirono il monastero di cui rimane oggi un’ala: parte del chiostro e il pozzo. Dopo aver attraversato alterne fortune e aver accolto illustri personaggi, tra i quali Federico Barbarossa e Dante Alighieri, nel 1900, quando vennero riesumati i resti del santo e deposti entro una statua di cera attualmente esposta nella chiesa di sant’Alberto, la cura dell’eremo fu affidata a don Orione. Santo anch’egli, che nel 1921 lo ripopolò collocandovi gli Eremiti della Divina Provvidenza da lui stesso fondati nel 1899. Oggi il complesso che si offre al visitatore è costituito da tre edifici comunicanti: la chiesa parrocchiale di santa Maria, quella originaria edificata da sant’Alberto; la chiesa di sant’Antonio del Trecento, le cui pareti sono ricoperte di affreschi del Quattrocento; e la chiesa di sant’Alberto della fine del Mille. Per informazioni: 0383.542179 oppure www.santo.donorione.org.

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