Inutili le schermaglie di D’Alema: il governo, nei fatti, sta con l’islamismo. Contro gli Usa
Massimo D’Alema chiede di sapere quali sono i fatti che giustificano l’accusa di antiamericanismo che Silvio Berlusconi ha rivolto al governo, e noi glieli spieghiamo volentieri. Quando si condanna il blitz americano contro i terroristi di al Qaeda in Somalia perché “unilaterale”, quando si critica la decisione di Bush di inviare altre truppe in Iraq senza specificare quale sarebbe la strategia giusta, quando si respinge la proposta Usa di ingrandire la base Nato di Vicenza dopo che già è stata avviata la chiusura della base all’arcipelago della Maddalena, si batte il sentiero dell’antiamericanismo nella forma e nella sostanza. La politica di sicurezza dell’Italia non è più centrata sul rapporto preferenziale con gli Stati Uniti, ma sull’appeasement nei confronti dell’islam politico. I tre casi citati sono altrettanti esempi di questa svolta politica. Nessuna delle posizioni assunte, infatti, contribuisce minimamente alla soluzione dei problemi in oggetto (la stabilizzazione della Somalia e dell’Iraq, la ridefinizione dell’alleanza transatlantica dopo la fine della Guerra fredda), ma tutte e tre convergono su un punto: fanno gli interessi del radicalismo politico islamico, della cui benevolenza si è alla ricerca. Il caso somalo è il più clamoroso: si condannano quelli che sono atti di autodifesa della sovranità nazionale (il governo somalo di transizione è stato aggredito dalle Corti islamiche, l’Etiopia difende i suoi confini minacciati, gli Stati Uniti combattono i terroristi che li hanno già colpiti con tre attentati nella regione) tirando in ballo il multilateralismo. L’appello al multilateralismo è storicamente la strategia diplomatica attraverso cui le potenze piccole e medie cercano di diminuire l’influenza delle grandi potenze. Che l’Italia governata dall’Unione vi faccia ricorso ai danni del suo più importante alleato è illuminante più di qualsiasi spiegazione.
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