Uninominale e a due turni: così è il voto che non cede al ricatto delle minoranze
Perché i governi non riescono a fare riforme, che una maggioranza dei cittadini uti singuli desidera da anni e che le corporazioni invece bloccano? Per due ragioni: l’assetto dei poteri istituzionali, il sistema elettorale. Negli Usa il popolo rinnova con un voto, ogni due anni, un terzo della Camera – il potere legislativo – e con un voto ogni quattro anni il presidente – il potere esecutivo. Il popolo è fonte diretta di legittimazione democratica dei due poteri. In Italia, il popolo elegge il parlamento, ma il parlamento “elegge” il governo. In questo schema istituzionale è determinante la composizione del parlamento. Essa è forgiata dal sistema elettorale, che è il meccanismo deputato a trasformare i voti in seggi. Il passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica non ha eliminato la sostanziale natura proporzionalistica della rappresentanza, né la dipendenza dell’esecutivo dal parlamento. Anzi: i soggetti minori del sistema politico hanno acquisito un potere di ricatto – in base al principio: a ciascuno secondo la sua capacità di minaccia – superiore a quello che potevano esercitare prima del regime bipolare, avendo il sistema bipolare dimezzato il campo di manovra e irrigidito i confini tra i due poli. L’impotenza riformistica e indecisionistica nella Seconda repubblica si è aggravata. La stessa legge elettorale vigente («la porcata», secondo una definizione poco british, ma molto efficace di Calderoli) è stata imposta da una minoranza all’interno della Cdl.
Quale che sia il sistema istituzionale o quello elettorale che si scelga, la posta in gioco è costruire una democrazia che rappresenti e una democrazia che governi. Anche un governo parlamentare ha bisogno di capacità decisionali, se non vuole consegnare il paese alle corporazioni. I sistemi francese, inglese e tedesco sono un esempio positivo. Credo che il sistema uninominale a due turni sia il più efficace, una volta accettato il vincolo del carattere parlamentare del governo. Il primo turno funziona come un’elezione primaria, che assegna a ciascun partito il suo peso. Passa al secondo turno chi ha superato uno sbarramento alto. Tra il primo e il secondo turno i partiti trattano sul nome del candidato della coalizione in base al peso di ciascun partito. La spinta proporzionalista qui si spegne. Oltre incomincia la governabilità. Come arrivarci? Solo con un accordo tra i grandi partiti. O un referendum dei cittadini.
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