Non solo oro nero: 97 milioni nel sociale

Di Tempi
18 Gennaio 2007

È il quinto operatore petrolifero straniero in Nigeria per importanza, ma è il secondo per presenza sul territorio dopo la Shell. I suoi pozzi sono dunque molto più difficili da “difendere” di quelli delle altre compagnie. Eppure solo il 7 dicembre scorso l’italiana Eni è diventata vittima di rapimenti. La cosa si spiega col forte profilo sociale e con l’attenzione alle relazioni con le comunità locali che Eni ha sviluppato negli anni. Attualmente la compagnia è impegnata nel sostegno di oltre 290 comunità locali attraverso numerosi progetti di sviluppo nel Delta del Niger che interessano quattro Stati (Rivers, Bayelsa, Delta e Imo State) e sono stati avviati attraverso la consociata nigeriana Naoc a partire dagli anni Ottanta.
In Nigeria, nel corso degli anni, Eni ha realizzato centinaia di progetti nei settori dell’assistenza sanitaria, dello sviluppo sociale e agricolo, dell’istruzione e della formazione, e della protezione dell’ambiente.
Tra gli interventi più significativi realizzati va ricordato il sostegno al programma di sviluppo agricolo integrato Green River Project nel Delta del Niger, il contributo a favore della lotta all’Aids e alla malaria, gli interventi di protezione e conservazione ambientale, quali il controllo dell’erosione costiera, progetti di regimazione idrica e la gestione responsabile dell’impatto ambientale delle attività estrattive, ad esempio con il progetto Zero Gas Flaring e, infine, l’impegno rivolto a una maggiore alfabetizzazione, formazione e addestramento di bambini, donne e giovani. In particolare dal 1998 ad oggi Eni ha realizzato investimenti in attività sociali per circa 97 milioni di dollari, 20 milioni dei quali per il solo progetto Green River Project. Grazie alle iniziative condotte da Eni in campo sociale negli ultimi dieci anni, le perdite di produzione causate da tensioni sociali hanno subìto una considerevole riduzione, passando da circa il 12 per cento nel 1998, a meno dell’1 per cento nel 2005.

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