Ci vuole Dante per offrire un punto di fuga al nostro essere
Auna madre che voglia capire meglio se stessa e il suo rapporto coi figli è più necessario lo psicologo che le ricorda che suo figlio è cattivo perché lei è cattiva, o una Lectura Dantis che, spostando il suo sguardo su un punto di fuga fuori di sé la fa ritornare a se stessa più se stessa, e, perché no, più buona? In prospettiva si chiama punto di fuga quel punto esterno al disegno stesso che, dandogli profondità, altezza e lunghezza, lo fa essere ciò che è. Mentre da piccoli ci basta disegnare il mondo dal davanti o dall’alto, man mano che cresciamo questo non basta più e arriviamo all’età in cui insieme alla prospettiva e al punto di fuga, che dà profondità ai nostri disegni, scopriamo e iniziamo a cercare un punto che dia consistenza al nostro essere.
«Qual è geometra che tutto s’affige/ per misurar lo cerchio, e non ritrova,/ pensando, quel principio ond’elli indige,/ tal era io a quella vista nova:/ veder volea come si convenne/ l’imago al cerchio e come vi s’indova;/ ma non eran da ciò le proprie penne».
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