Se il Nemico ci concede la cattedra

Di Berlicche
18 Gennaio 2007

Mio caro Malacoda, segnati questa regola: meglio portare confusione nel campo del Nemico che sforzarsi di rendere pubblicamente accettabili le nostre teorie. Tutto sta nell’uso sapiente dell’aggettivo “vero”. O di qualche altro aggettivo che risulti comunque migliorativo della qualifica di “cristiano”. I sostenitori del Nemico sollevano un problema di identità? Non contrastarli, assecondali, accetta di giocare sul loro terreno portandoli lentamente sul nostro. Prendiamo il caso dell’Italia. È un paese dove da sempre si pone il problema della presenza pubblica dei cristiani secondo quella tendenza che si definisce cattolica. I cattolici vogliono vivere nella società, nella cultura e finanche nella politica senza rinunciare – dicono – alla loro identità. Pare che questo porti voti, consenso e soprattutto l’appoggio di qualche prelato. Male che vada ne esce qualche buon articolo sulla stampa. Insomma, i cattolici dicono di voler essere cattolici. Ovvio. Ma chi è il “vero” cattolico? Leggiti alcuni preziosi editoriali di Eugenio Scalfari, che deve avere un consigliere più arguto di te, e capirai cosa intendo. Oppure alcune interviste del filosofo Gianni Vattimo. Non sono mancati in questo senso neanche i preziosi consigli del presidente della Camera dei deputati, quel Fausto Bertinotti che vuol rifondare il comunismo frequentando ormai solo preti e frati.
È singolare come il Vicario del Nostro Nemico (sai che non condivido una parola di quello che dice ma credo che almeno lui abbia tutti i titoli per definirsi cattolico, anche se non lo fa mai) quando parla pubblicamente si rivolga “a tutti gli uomini di buona volontà”; mentre tutti questi maître à penser laici passano il tempo a spiegare ai cattolici cosa devono fare per essere se stessi. Ma è esattamente quello che vogliamo: uno non può accontentarsi di essere cattolico, deve essere un cattolico “vero”; il massimo è quando aspira al titolo di cattolico “adulto”, meglio ancora se tale si autodefinisce. Chi fa così mi ricorda quei giovani che di fronte a un consiglio dei genitori si inalberano: «Ormai sono maggiorenne, non puoi dirmi quello che devo fare», e vantano un’autonomia che se fosse conseguente dovrebbe portarli a uscire di casa. E invece no, anzi a casa ci tornano non appena urge un bisogno, il che è anche consolante per i genitori, ma sa un po’ di sfruttamento. Il più famoso di questi cattolici adulti in Italia fa il presidente del Consiglio, ed è divertente vedere questa sua dichiarazione di autonomia dalle autorità locali del Nemico alternata alla ricerca di benedizioni da parte delle medesime autorità. In assenza di benedizioni si accontenta anche di una laurea. E ovviamente è riuscito a trovare chi gliela dà, la facoltà di Scienze politiche (sai, lui fa il politico) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Con sprezzo del ridicolo, oltretutto. Che te ne fai di una seconda laurea, “honoris causa”, della stessa università dove hai preso la prima a suon di esami? È necessaria tutta questa messa in scena per una rimpatriata di ex allievi? Tu dici: e a noi che interessa? Interessa, interessa. Se un ateneo cattolico dà una laurea cattolica a un cattolico adulto che si accompagna con non cattolici che trafficano di pacs, embrioni, eutanasia e pillole abortive (oltre che di economia e finanza), i cattolici che in buona fede (absit iniuria verbis) vogliono essere cattolici e basta entrano in confusione. E questo è il nostro core business, non scordarlo.
Tuo affezionatissimo Berlicche

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